Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookies necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner o proseguendo la navigazione, acconsenti all’uso dei cookies.

user_mobilelogo

Qui trovi il veterinario giusto per te:

Veterinari esperti in:

 

iscriviti alla nostra newsletter

* indicates required

Articolo scritto dalla Dott.ssa Francesca Agabio Medico Veterinario


Autunno tradizionalmente nel mondo equestre significa anche tempo di vaccinazioni, questo perché con i primi freddi si pensa, come molti fanno anche per sé stessi, a proteggersi dalle temute malattie influenzali.

In effetti anche il cavallo è esposto al rischio di prendersi l’influenza, ma cerchiamo di fare chiarezza in merito a quando, come e perché decidere consapevolmente di vaccinare il nostro equino.

 

 

COME FUNZIONA UN VACCINO?

Se partiamo da lontano, dall’etimologia, la parola “vaccino”  deriva dal latino vaccinum, che significa “di vacca” questo perché il primo vaccino fu quello antivaioloso, ottenuto inoculando pus prelevato dalle pustole vaiolose bovine. Infatti vaccinare vuol dire introdurre nell’organismo sano una preparazione antigenica  costituita o dal microrganismo  (virus, batterio o protozoo) verso il quale si vuole proteggere l’individuo, o da frazioni glicoproteiche del microrganismo stesso, o da sue tossine per stimolarlo a produrre anticorpi specifici, in grado quindi in futuro di proteggerlo. Il vaccino deve mantenere le caratteristiche antigeniche del patogeno corrispondente, perdendo però tutti gli attributi che consentono al microrganismo di danneggiare l’ospite.

Una volta inoculato il vaccino induce nell’ospite una risposta immunitaria specifica, umorale (anticorpi) o cellulo mediata (linfociti T) ; perché da tale “reazione “ derivi una protezione tale da rendere immune il soggetto sono però necessari circa 15 – 30 gg, inoltre nel caso si tratti della prima somministrazione sarà necessario effettuare una seconda inoculazione per suscitare una risposta anticorpale secondaria più rapida e intensa.

 

TIPI DI VACCINI

I vaccini possono essere classificati a seconda delle loro caratteristiche, che dipendono dalle tecniche di preparazione in vaccini inattivati (uccisi o spenti), vivi attenuati, purificati e sintetici.

I vaccini inattivati sono microrganismi completi cui è stata completamente eliminata la virulenza mediante inattivazione chimica o fisica.  Solitamente sono associati ad adjuvanti (sostanze che ne potenziano l’immunogenicità ossia la capacità di stimolare risposte immunitarie: idrossido di alluminio, saponina, berillio solfato).

I vivi attenuati sono costituiti da microrganismi completi il cui potere patogeno è stato diminuito o eliminato con trattamenti e procedure diverse per cui, inducono un‘infezione molto blanda e contemporaneamente stimolano le difese immunitarie tipiche dell’infezione naturale, senza però provocare malattia.

I vaccini purificati sono invece costituiti dalle singole frazioni del virione responsabili di virulenza e quindi coinvolte nelle reazioni immunitarie di difesa. Sono sprovvisti di potere infettante in quanto privi dell’acido nucleico virale.

I vaccini sintetici sono frammenti di proteina sintetizzata chimicamente in grado di suscitare risposta anticorpale.

I vaccini che utilizziamo di routine nel cavallo sono del tipo inattivato.

 

PER QUALI MALATTIE VACCINARE?

L’AVMA (American Veterinary Medical Association) e l’AAEP (American Association Equine Practitioner) distinguono tra i vaccini cosiddetti “core” e  quelli “risk based”.

I vaccini “core” sono quelli che proteggono il cavallo da malattie che sono endemiche (costantemente presente o molto frequente in un territorio o in una popolazione) o che hanno un significato in termini di salute pubblica (ed es. la rabbia), quelli obbligatori per legge, o che proteggono da patogeni altamente infettivi. È stato dimostrato che i vaccini appartenenti a questa categoria sono molto sicuri ed efficaci (alto livello di efficacia e basso rischio).
In questo gruppo ritroviamo i vaccini per:TETANO, ENCEFALOMIELITE EQUINA ORIENTALE/OCCIDENTALE, RABBIA, FEBBRE DEL NILO (WEST NILE DISEASE –WND).

I vaccini cosiddetti a rischio, sono quelli che vengono raccomandati sulla base dell’analisi del rischio – beneficio e possono variare a seconda della località, del gruppo di cavalli, o addirittura tra individui di uno stesso gruppo.

Tra questi i vaccini per l’INFLUENZA (EIV), l’HERPES VIRUS EQUINO 1,4 (EHV), l’ADENITE EQUINA,  il BOTULISMO etc…

 

IL TETANO

vaccinazione cavalloSi tratta di una malattia batterica causata dalla neurotossina prodotta dal Clostridium Tetani, bacillo anaerobico gram positivo presente in maniera ubiquitaria nell’ambiente (nel suolo) e nel tratto intestinale e nelle feci di diversi mammiferi domestici e dell’uomo. Tra gli animali il cavallo è considerato il più sensibile alla tossina tetanica.

Non si tratta di una malattia contagiosa e la più comune sorgente di infezione sono le ferite infette, (soprattutto le ferite da punta in cui il tessuto si cicatrizza subito creando un ambiente anaerobico, ossia privo di ossigeno ideale per la moltiplicazione del batterio), ma anche l’utero post partum, il cordone ombelicale dei neonati, le ferite chirurgiche e gli ascessi post iniezione.

I sintomi clinici possono comparire da uno a 60 gg dopo inoculazione, in media 7- 10 gg dopo e cominciano generalmente come una rigidità dei muscoli della testa e del collo, oltre al tipico prolasso della terza palpebra, accompagnati da febbre non altissima (<39.1° C).

Il quadro clinico può progredire fino alle convulsioni e alla morte per paralisi respiratoria.

 

FEBBRE DEL NILO (WEST NILE DISEASE)

È una malattia virale, il cui agente infettivo appartiene alla famiglia Flaviviridae. Questo virus può, solo occasionalmente , infettare l’uomo e nell’80% dei casi la forma rimane asintomatica, nel 20% dei casi i sintomi sono quelli di una forma simil influenzale e solo nello 0,1% dei casi può provocare sintomi neurologici del tipo meningite/meningoencefalite. L’uomo e il cavallo sono ospiti incidentali terminali, nel senso che le zanzare (principale insetto vettore) trasmettono il virus dopo aver punto uccelli infetti; l’uomo e il cavallo non sono in grado di trasmettere però il virus alle zanzare. Circa nel 10% dei casi i cavalli sviluppano sintomi neurologici, spesso preceduti da febbre: atassia, incoordinazione, tremori, ipereccitabilità cutanea, fino all’incapacità a mantenere la stazione. Il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni, ma può essere anche di 21 giorni nei soggetti con deficit a carico del sistema immunitario.

Al 19/10/2016 il CESME ha confermato 38 focolai di WND negli equidi nelle regioni Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Sardegna e Piemonte.

La definizione di caso sospetto di WND è stabilita dall’Ordinanza del 4 agosto 2011: «Equide che, nel periodo di attività dei vettori, presenta atassia locomotoria o morte improvvisa in zona a rischio oppure almeno due dei seguenti sintomi:  

  • movimenti in circolo; • incapacità a mantenere la stazione quadrupedale; • paralisi/paresi agli arti; • fascicolazioni muscolari; • deficit propriocettivi.  

Tali sintomi possono essere accompagnati da:  

  • debolezza degli arti posteriori; • cecità; • ptosi del labbro inferiore, o paresi dei muscoli labiali o facciali;  • digrignamento dei denti.  

Deve essere considerato come sospetto di encefalomielite di tipo West Nile anche un risultato sierologico positivo in assenza di sintomatologia clinica.  

Conferma del sospetto: La conferma del sospetto diagnostico avviene quando i campioni prelevati dall’equide sospetto risultano positivi ad un esame di laboratorio di conferma effettuato dal CESME».

Attualmente è disponibile un vaccino inattivato che deve essere somministrato annualmente prima della stagione a rischio (maggio –ottobre).

 

INFLUENZA EQUINA (EIA)

Si tratta di una malattia virale ad elevata contagiosità causata da un Orthomyxovirus di tipo A.

Ha un breve periodo di incubazione (anche inferiore alle 48 ore) e un tasso di morbilità pari al 60-80%, a fronte di una mortalità inferiore all’1%..

La trasmissione avviene attraverso l’aerosolizzazione del virus durante i colpi di tosse, gli sbruffi etc, e per quanto il virus non sia particolarmente resistente nell’ambiente, il breve periodo di incubazione e la presenza di fattori ambientali favorevoli (le basse temperature e la tendenza a stare tra loro vicini) facilitano la comparsa di vere e proprie epidemie.

Clinicamente i soggetti colpiti presentano febbre alta (alcune volte anche superiore ai 41°C) scolo nasale inizialmente sieroso, ma che diviene mucopurulento nelle successive 72-96 ore, tosse, linfoadenopatia retrofaringea e tachipnea.

La malattia si risolve solitamente in 7 – 14gg a meno che compaiano complicanze legate in genere a infezioni batteriche secondarie.

Attualmente in Italia i vaccini disponibili per l’influenza sono bivalenti (tetano e influenza). Nel caso di cavalli sportivi la vaccinazione antinfluenzale è OBBLIGATORIA nel rispetto di uno specifico protocollo vaccinale che prevede due richiami a distanza di un mese, seguiti da un terzo richiamo a distanza di 6 mesi. Segue richiamo annuale o semestrale (CIRCUITO GARE FEI).

 

HERPES VIRUS EQUINO 1,4 (EHV 1,4)

La famiglia degli herpes virus è alquanto numerosa: nel cavallo facciamo riferimento all’1 e al 4 che sono  patogeni respiratori responsabili  anche di aborti e forme neurologiche. Il 2 e il 5 sono meno chiaramente identificati, ma possono essere clinicamente coinvolti in forme respiratorie e/o oculari. Il 3 è un patogeno tipicamente venereo (Esantema Coitale Benigno) che determina la comparsa lesioni pustolose dolorose a carico dei genitali esterni sia nella fattrice che nello stallone).

Gli herpes virus hanno la caratteristica capacità di andare in latenza, ossia di mantenersi nell’ospite in uno stato di quiescenza; questo crea i cosiddetti portatori sani (asintomatici) con possibilità successivamente di riattivarsi, generare malattia sintomaticamente manifesta e infettare cosi gruppi precedentemente negativi.

Nel cavallo l’herpes virus causa danni sia per l’impatto diretto delle malattie provocate (forme respiratorie, aborti e forma neurologiche) sia in modo indiretto come agente immunosoppressivo (predisponendo ad altre infezioni virali) ed essendo coinvolto nella cosiddetta sindrome da affaticamento cronico.

vaccinazione del cavalloIl virus è labile, facilmente distrutto dai comuni disinfettanti. L’infezione avviene sia per contatto diretto (cavallo / cavallo) che attraverso fomiti (persone e oggetti) attraverso l’ingestione e/o l’inalazione delle secrezioni dell’apparato respiratorio, oltre che feti abortiti, placenta, liquidi e membrane fetali.

La forma respiratoria è caratterizzata da febbre, letargia, anoressia, scolo nasale, tosse e linfoadenopatia, ma più frequentemente i sintomi sono subclinici o addirittura assenti (soprattutto in soggetti maturi già venuti a contatto con il virus). E’ questo il caso delle cavalle in gravidanza o degli individui anziani che sviluppano la forma neurologica: questi individui non mostrano sintomi respiratori prima dell’aborto o della paralisi.

L’aborto avviene generalmente nell’ultimo trimestre di gravidanza, solitamente appunto senza sintomi premonitori. Il virus può dare anche mortalità neonatale.

I sintomi neurologici variano dall’atassia alla paralisi, soprattutto a carico degli arti posteriori, con paralisi della vescica e deficit sensoriali cutanei a livello di arti e di perineo.

La vaccinazione (con vaccini inattivati) non riduce i segni clinici respiratori, ma riduce l’eliminazione nasale del virus e riduce la frequenza degli aborti.

Per quanto riguarda la forma neurologica, non ci sono dati che dimostrano l’efficacia della vaccinazione nella prevenzione, anzi esiste il sospetto clinico che cavalli frequentemente vaccinati siano maggiormente a rischio di svilupparla.

La vaccinazione induce un’immunità di breve durata, per cui negli individui giovani (gli unici in cui potrebbe aver senso tale protocollo) andrebbe ripetuta ogni sei mesi.

Nelle cavalle gravide è prassi vaccinare al V, VII e IX mese di gestazione.

 

CONCLUSIONI

Quando decidiamo di vaccinare il nostro cavallo, è bene che cerchiamo di  dare le risposte a tre semplici domande:

  1. Capire veramente qual è il rischio di malattia a cui è esposto quell’individuo (o quel gruppo di individui). Per rispondere a questa domanda dobbiamo sapere come si trasmettono le malattie e se esiste una possibile sorgente di infezione.
  1. Quali sono le conseguenze a cui andrebbe incontro (l’individuo o il gruppo) nel caso dovesse ammalarsi. Questa valutazione va fatta sia sul breve che sul lungo periodo (ed esempio in un cavallo sportivo giovane dobbiamo pensare a preservare indenne l’apparato respiratorio e la condizione fisica)
  1. Quali sono i rischi connessi alla vaccinazione. Sappiamo per certo che i trattamenti immunizzanti non sono privi di rischi , anche gravi e potenzialmente letali (reazioni anafilattiche acute). Inoltre recentemente si sta sempre più ponendo l’accento sui possibili danni da ipervaccinazione.

 

UNA NOVITA’!

Come ormai ampiamente recepito nella pratica vaccinale dei piccoli animali, anche nel caso del cavallo sarebbe buona norma valutare anche lo stato anticorpale del soggetto prima di vaccinarlo:  nel caso del Tetano studi recenti hanno dimostrato che l’immunità persiste sino (ed oltre) i tre anni, e possiamo rilevare il titolo anticorpale con un semplice test su sangue a risultato immediato che potrà effettuare il veterinario in sede di vaccinazione.

vaccinazione

 

Revisione editoriale a cura della Dott.ssa Cinzia Ciarmatori Medico Veterinario