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Articolo scritto dalla Dott.ssa Cinzia Ciarmatori Medico Veterinario

 

2016 06 Alimentazione ConiglioIl coniglio (Oryctolagus cuniculus) è sicuramente uno degli animali che in tempi più brevi ha saputo conquistare così tante persone da assurgere al ruolo di animale domestico al pari del cane e del gatto, partendo senza dubbio da una condizione piuttosto disagiata in una cultura come quella italiana che lo considera cibo.

In pochi anni si è così diffuso nelle nostre abitazioni che le associazioni, i gruppi di appassionati, i forum dedicati a questa specie sono moltiplicati in modo esponenziale contribuendo al diffondersi di molte informazioni sulla gestione domestica e sulle caratteristiche etologiche e comportamentali di un animale che può considerarsi senza dubbio un ottimo “compagno di viaggio”, proprio per le sue capacità comunicative e sociali che gli consentono di sviluppare legami profondi anche con la nostra specie.

L’alimentazione del coniglio è ancora spesso però fonte di errori che provocano condizioni patologiche gravi o gravissime, a volte letali, che si possono sviluppare in tempi molto brevi.

Il coniglio domestico discende dal coniglio selvatico, animale che vive in Europa occidentale e in Africa nord-occidentale, è un lagomorfo (non un roditore come molti credono) ed è strettamente erbivoro.
La sua fisiologia alimentare richiede cibi di origine vegetale molto ricchi di fibra e poveri di calorie, nel rispetto dell’anatomia del suo apparato digerente. Il coniglio infatti è dotato di un intestino particolarmente sviluppato, soprattutto la porzione del cieco, vera e propria camera di fermentazione in cui un numero esorbitante di microrganismi contribuiscono alla digestione di alimenti così ricchi di cellulosa e lignina che altrimenti sarebbero inutilizzabili.
In più i denti a crescita continua (circa 2 mm a settimana) richiedono una costante masticazione di alimenti vegetali ricchi di silicati per mantenere la loro conformazione corretta, prevenendo le gravi malocclusioni acquisite che richiedono continui e spesso frustranti interventi chirurgici.

Ma se il coniglio è un animale che si è evoluto e che vive nelle nostre campagne e per il quale è quindi facile procurarsi i giusti alimenti, quali fieno in grandi quantità e erbe di campo (dal tarassaco alla festuca, dal trifoglio all’ortica) o verdure a foglia se viviamo in città e di campi non c’è neanche l’ombra, perché così tanti conigli muoiono o si ammalano gravemente per errori alimentari?

Tutte le volte in cui visito per la prima volta un coniglietto appena adottato dedico gran parte del tempo ad informare sulla corretta alimentazione, con il preciso scopo di assicurare al nuovo arrivato una condizione di benessere che perduri più a lungo possibile, cercando di rendere la relazione tra la famiglia e il coniglietto un’esperienza edificante e piacevole per tutti.
Eppure troppo spesso mi rendo conto che dopo un anno o spesso anche meno quasi tutti cedono alle lusinghe dei prodotti commerciali a base di cereali, prima fonte di patologia per animali erbivori. E me ne accorgo dall’aspetto del coniglio, decisamente meno sano di quanto dovrebbe essere, prima ancora che sopraggiungano gravi episodi di stasi gastroenterica.
Quando chiedo come mai, le risposte in genere sono del tipo: se è in commercio evidentemente va bene; oppure al coniglio piace tanto; oppure ancora volevo dare qualcosa di diverso.

Ci sono risposte a queste osservazioni, ossia: sono in commercio perché sono mangimi mutuati dall’allevamento del coniglio da carne che deve crescere molto rapidamente per raggiungere il peso di macellazione e quindi occorrono cibi molto calorici e poco costosi; al coniglio piacciono perché da piccolissimo ha assaggiato le feci della madre, anch’essa alimentata con cereali (in natura ovviamente questo serve ad insegnare ai conigli quali erbe possono mangiare e quali no!).

Quello che mi fa ancora più riflettere è l’osservazione sulla necessità di offrire qualcosa di diverso e mi fa riflettere perché mi chiedo cosa c’è di più ricco e vario rispetto alla varietà di verdure e vegetali spontanei che la natura ci mette a disposizione e mi chiedo allora se questa sensazione di “povertà” dell’alimentazione non derivi piuttosto dalla nostra abitudine di riempire i carrelli del supermercato con cibi inscatolati e conservati di ogni sorta, che ci danno probabilmente l’illusoria sensazione di avere un’alimentazione ricca e varia quando all’atto pratico non è affatto così.
Il problema è che nel coniglio gli errori alimentari presentano il conto molto molto presto e spesso, troppo spesso, non danno scampo.
 
Mi chiedo allora se parlare di corretta alimentazione nel coniglio non possa assumere anche un’importanza sociale e se questo animale che ha saputo conquistarci in così breve tempo non possa anche essere un esempio a cui guardare, per tornare a comprendere quanto e come l’alimentazione possa fornirci salute e benessere o malattia e sofferenza.
A noi la scelta. E tanto più quando scegliamo anche per qualcun altro credo che sia nostra responsabilità compiere le scelte corrette!

Quindi:

ALIMENTI Sì
  • Fieno (tanto, tanto, tanto) e non basta metterlo a disposizione, occorre assicurarsi che il coniglio lo mangi spesso durante la giornata!
  • Erbe spontanee di campo o, se proprio non disponibili, verdure a foglia (lattughe, radicchio, rucola, cicoria, indivia belga…)
  • In piccole quantità carota, finocchio, sedano, spinaci, bietole e prezzemolo
  • Come premio qualche pezzetto di frutta (mela, pera)
 
 ALIMENTI NO (anche se pensiamo che sia una minima quantità!)
  • Pane, pasta, biscotti, cracker e più in generale tutti i prodotti della panificazione
  • Semi
  • Pellet e alimenti commerciali contenenti cereali, farine e sottoprodotti dei cereali, semi
  • Caramelle allo yogurth, stick vari di miele, semi e cereali
  • Frutta disidratata

Il consiglio è sempre quello di leggere bene le etichette e soprattutto, nel dubbio, di chiedere ad un Medico Veterinario esperto nella medicina del coniglio PRIMA di dare un alimento nuovo per evitare inconvenienti anche molto spiacevoli...


 

Revisione editoriale a cura della Dott.ssa Cinzia Ciarmatori Medico Veterinario