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Bettio ReportSentiamo dire da tutti i medici che il benessere passa anche attraverso l’alimentazione e quindi è più che onesto pensare che il cibo sano è alla base della nostra salute.

Lo diceva Ippocrate e lo asseriscono i medici di tutto il mondo, supportati sia dal buon senso sia dalla ricerca scientifica: il cibo è la prima forma di medicina preventiva, il cibo sano e fresco significa salute.

Nessun medico si sognerebbe di consigliare di farci mangiare ogni giorno il medesimo cibo e per di più confezionato o prodotto dall’industria alimentare (a meno che non vi siano dei seri problemi specifici di salute).

A noi umani viene detto di nutrirci di cibi diversi e freschi, di variare affinchè si possa avere accesso alla complessità di tutti i nutritivi presenti nel cibo. E perché non dovrebbe essere così anche per i nostri animali?
Perchè anche loro, esseri senzienti, non dovrebbero avere accesso ad una alimentazione varia e fresca?

Il primo requisito è che il cibo dev'essere vario e dev' essere fresco. Sappiamo che il cibo non è una mera nutrizione ma anche una esperienza emotiva.; pensate al latte materno, per esempio; pensate al significato che il latte materno ha sia per gli umani che per gli atri animali mammiferi. Oggi giorno il cibo sta diventando una forma di socialità, di appagamento , di benessere, basti pensare a quando si partecipa a qualche cena tra amici oppure a tutta la miriade di trasmissioni televisive che parlano di cibo e ricette. Bene, nessuno si sognerebbe di ingerire cibi preconfezionati per tutta la vita, vero? A meno che non sia nelle condizioni di doverlo fare, tipo gli astronauti che per motivi logistici devono adeguarsi alla ‘solita minestra’, altrimenti ‘il salto dalla finestra’ sarebbe fatale a quelle latitudini siderali. Proprio in questa epoca nella quale il cibo è diventato così centrale nella nostra vita, tanto che Expo 2015 è stata dedicata al tema della nutrizione del pianeta (con tutte le criticità che sono emerse soprattutto sul piano etico), ci accorgiamo quanto sia importante l’affermazione ippocratica che dice che il cibo è la nostra salute; e contemporanemanente ci accorgiamo sempre più che il cibo ormai sta diventando, se non lo è già diventato, il nostro primo veleno. Questo problema colpisce noi umani ma anche gli animali con i quali condividiamo questo pianeta e questo tempo.

E’ l’accesso alle sostanze nutritive plastiche e metaboliche, ma non è solo questo.
E’ anche una psico-alimentazione che può aiutare i nostri animali nella loro crescita psichica, relazionale, emotiva, cognitiva. Quindi, se il cibo è una esperienza neuro-cognitiva, questo dovrebbe essere dato nel rispetto evolutivo specie-specifico. L’idea, quindi, che esista un pet-food in grado di fornire a cani e gatti tutti i nutrienti di cui avranno bisogno durante il corso della propria esistenza è un mito, così come credere che non ci possano essere delle conseguenze date da un tale tipo di alimentazione.

Benchè io sappia che non è facile da dimostrare in modo analitico, credo che mangiare cibo di produzione industriale, equivalga a mangiarsi anche tutto il processo industriale che lo produce. E questo ha delle conseguenze importanti sulla salute dei nostri animali. Questo processo è simile a quello che ci coinvolge dal punto di vista terapeutico quando utilizziamo farmaci convenzionali. E’ il problema della omologazione e della standardizzazione. Si cerca in tutti i modi di standardizzare la diagnosi per omologare gli individui alle patologie, quando sappiamo che ci ammaliamo in modo individuale e peculiare, sappiamo ormai che il ruolo degli xenobiotici (batteri, virus, parassiti, funghi…) non è causa di malattia in se, ma sono presenti come saprofiti ed emergono quando il ‘terreno’, cioè l’individuo ne consente lo sviluppo.

Allo stesso modo l’industria alimentare, come quella farmaceutica, ha cercato di omologare gli individui, standardizzando formule nutrizionali valide per tutti, prediligendo una alimentazione di massa a scapito di una alimentazione personalizzata.

Eppure la sensibilità e le esigenze degli individui stanno proprio andando in senso opposto, basti pensare alla crescente richiesta di diete personalizzate, ma anche di polizze assicurative personalizzate, di programmi di ginnastica personalizzati, di piani di risparmio personalizzati, di arredi e vestiti personalizzati… insomma, l’attenzione sembra tornare all’individuo nelle sue espressioni peculiari e tipiche.

Gli sforzi delle industrie alimentari del pet-food sono modo apprezzabili solo dal punto di vista della praticità perché soddisfano la necessità di avere un cibo conservabile, disponibile e comodo nell’utilizzo. Ma questo tipo di cibo sembra fabbricato più per andare incontro alle nostre comodità di detentori di animali, più che al benessere e alla salute dei nostri cani e gatti. Recentemente sono state messe in vendita delle formulazioni di cibo secco industriale ‘per razza’, nel tentativo, goffo, di essere rispettosi almeno di qualche caratteristica che differenzia le esigenze nutritive tra un chihuahua e un pastore maremmano. Ma la sostanza non cambia.

Di cosa hanno bisogno il cane e il gatto?

I cani sono “carnivori opportunisti” ed hanno, perciò, sviluppato un’anatomia ed una fisiologia digestiva che consentono loro di digerire e di utilizzare una gran varietà di alimenti. Le esigenze nutritive di cane e gatto sono molteplici perciò una razione completa deve fornire:

  • Una quantità di energia pari a quella liberata dall’organismo animale sotto forma di calore e movimento, o pari a quella necessaria dall’organismo stesso nel corso dell’accrescimento o a quella trasferita nella produzione di latte o feti

  • Le proteine e gli aminoacidi essenziali, le sostanze minerali, le vitamine e gli acidi grassi essenziali in quantità sufficienti a far fronte alle esigenze vitali degli animali e a quelle connesse alle produzioni

  • Le quantità che devono essere fornite di questi principi nutritivi non sono le stesse per tutta la durata della vita dell’animale ma, ovviamente, variano anche solo considerando gli stadi fisiologici (e, a maggior ragione, se subentrano stati patologici).

Il proporre e offrire il cibo al nostro animale non è un mero gesto meccanico di sopravvivenza. Contiene in sé molti altri messaggi: primo tra tutti, e più ovvio e conosciuto, il messaggio di consolidamento del rapporto tra conduttore e animale; secondo e non meno importante, ma del quale ci siamo dimenticati, è il rapporto tra animale e ambiente, il rapporto tra cibo e natura, tra l’animale e la sua esperienza del mondo attraverso il cibo. Ciò si può attuare solamente se il cibo è naturale, sano e fresco poiché è l’unico che contiene in se l’essenza vitale di tutti i suoi elementi.

Particolare attenzione va fatta alla somministrazione nella dieta di carboidrati, infatti I “carboidrati sono largamente inclusi nell’ alimentazione degli animali da compagnia sia per questioni legate alla tecnologia di produzione dei mangimi sia perché rappresentano un’importante fonte energetica. Nonostante ciò non esistono dei veri e propri fabbisogni specifici per i carboidrati poiché il glucosio da questi apportato può anche essere ottenuto attraverso gli aminoacidi glucogenetici o attraverso il glicerolo derivante dai grassi” (fonte Vetpedia).

Cani e gatti sono ancora dei carnivori, di conseguenza i carboidrati hanno poca rilevanza rispetto ai loro bisogni nutrizionali. Il gatto produce 1/3 dell’amilasi prodotta dal cane, quindi una dieta ricca di carboidrati, oltre che a provocare sovrappeso e obesità, può determinare gravi problemi intestinali legati a intolleranze ai cereali. Lo stomaco dei gatti è poco adatto alla digestione dei cerali. Tra l’altro si usano cerali raffinati e non integrali bio.

I danni più grossi sono oggi forniti dal cibo secco industriale che, ricco di aromi appetibili ma indigesti, ha trasformato agili carnivori in bestie sovrappeso, apatiche, depresse e avide di cibo perché disperatamente alla ricerca di vitamine, sali minerali, aminoacidi, oligoelementi, che non riescono a trovare nella ciotola quotidiana. Cereali raffinati immettendo in circolo quantità grosse di glucosio, stimolano il pancreas a rendere disponibile grandi quantità di insulina a causa dell’impennarsi della glicemia, con problemi di obesità. Va sempre ribadito che il metabolismo dei carnivori è in grado di trarre il glucosio anche dalle proteine (glucogenesi) e anche dai vegetali.

 

Revisione editoriale a cura della Dott.ssa Cinzia Ciarmatori Medico Veterinario