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Articolo scritto dal Dott. Stefano Cattinelli Medico Veterinario

Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre."
Gandhi

accompagnamento epaticoL’accompagnamento empatico non è necessariamente un percorso facile.
Capita spesso di trovarsi nella situazione dove le persone che ci stanno intorno, o anche a fianco, siano contrarie a questo tipo di esperienza; dove chi avremmo pensato, o voluto, che fosse un sostegno riguardo ai nostri dubbi e alle nostre insicurezze si rivela invece una persona che, con i suoi giudizi, tende a destabilizzare ulteriormente la nostra capacità decisionale.

 

Come possiamo fare? Lottare o arrenderci alle idee e alle paure altrui?

Quando l’animale muore lo fa sempre in un contesto sociale e familiare e quindi sono molte le persone che con le loro idee intervengono, a vari livelli, nello svolgersi degli eventi.

Ogni persona, giustamente, ha la sua opinione in merito. Opinioni che però solo molto raramente nascono da esperienze personali del tipo: si, anch’io ho provato ad accompagnare il mio animale ma mi sono imbattuto in questa e questa difficoltà.

Molto spesso le opinioni sconfinano con le prese di posizione personali: io, per me, mi farei l’eutanasia, cioè se fossi al suo posto sceglierei di finire i miei giorni con una puntura.
Se fossi al suo posto.... una frase che detta in un contesto di questo tipo possiede un peso non da poco.

Se fossi al suo posto significa che, anche solo per un attimo, ho cercato di entrare nei suoi panni, sono diventato lui; o almeno ho cercato di esserlo.
Ma ci riesco davvero? O entro solo nella situazione e cioè vivo quello che lui sta vivendo come se dovessi viverlo io?

Sono davvero due cose molto differenti immedesimarsi nella situazione o immedesimarsi nell’animale che vive quella situazione e la differenza sta nella profondità dell’esperienza.

La prima volta che “entrai “in un animale che stava vivendo quel tipo di esperienza fu qualche tempo dopo che avevo iniziato a lavorare con l’artista antroposofo Marko Pogacnik circa 20 anni fa.
Una donna mi aveva portato in visita una gatta anziana che soffriva di insufficienza renale.
Dopo averla visitata e dopo averle prescritto una terapia omeopatica di accompagnamento mi misi in ascolto dell’esperienza che la gatta stava vivendo.

L’esperienza che feci e le impressioni che ricevetti dall’immedesimazione totale con quella gatta che stava vivendo quel tipo di esperienza segnarono per sempre la direzione della mia professionalità.

La gatta aveva 17 anni; quando “entrai” nella gatta mi venne incontro un’onda di Amore incondizionato che mai prima d’ora avevo sperimentato.
Una frequenza così intensa che a mala pena riuscivo a reggere. Un amore che non era “semplicemente” amore ma che, con mia grande sorpresa, aveva una sua specifica direzione. Attraverso la dedizione che la gatta aveva nei confronti di quella donna, questo amore fluiva verso di lei affinché lei, in qualche modo, potesse utilizzare questa frequenza per sanare le sue ferite.
Ferite non fisiche ma del corpo emozionale: abbandoni, tradimenti, ingiustizie subite, ecc.
A quel tempo riuscivo a vedere questo flusso direzionale ma non riuscivo ancora a vedere esattamente dove era diretto, quale ferita emozionale la gatta voleva sanare.

Ora, che da qualche anno mi occupo di Costellazioni Sistemico Famigliari per gli animali, riconosco non solo che questa frequenza rappresenta la base della relazione Uomo-Animale, che ha quindi un valore universale per l’intera umanità, ma anche che la direzione che segue è specifica e diversa per ogni persona e che si muove lungo tutta la linea biografica della persona stessa.

Ma torniamo a noi e alle domande che ci siamo posti in questo articolo.
Se io fossi al suo posto... dunque, non significa che io, con i miei pensieri, con le mie convinzioni culturali o religiose, con la mia modalità di rapportarmi al mondo, con la mia progettualità di vita già compiuta e con quella da compiere, con le mie frustrazioni, aspirazioni o delusioni...cioè con tutte le mie esperienze emozionali fatte durante la mia vita mi immagino di vivere una situazione simile a quello che sta vivendo il mio animale.

No davvero, perché facendo questo passaggio in questo modo è il mio “essere Uomo” che, con tutto il suo fardello biografico, entra nell’esperienza.
Ciò significa che io mi immedesimo nell’esperienza e non nell’essere che vive questa esperienza.
L’animale è completamente esente da qualunque influsso culturale o religioso e vive l’esperienza della sua morte come un processo naturale... come qualcosa che semplicemente accade...

Se vogliamo approcciarci sinceramente ed onestamente all’esperienza dell’immedesimazione e far sì che questa nostra esperienza, che poi, eventualmente, si trasforma in testimonianza, possa contribuire a sostenere le altre persone nel loro percorso di accompagnamento alla fine della vita del loro animale conviene davvero sperimentare il livello più profondo di immedesimazione e cioè quello che abbandona le spoglie umane con i loro fardelli emozionali ed entra direttamente nell’atteggiamento devozionale di amore incondizionato che ogni animale sperimenta nella relazione con il proprio umano di riferimento.

Così, quando le persone affermano: se io fossi lui mi farei la puntura... Certo si può chiedere loro: ma tu sei veramente lui?
Perché se non lo sei, allora non mi puoi aiutare in questo frangente.
Rispetto la tua personale idea ma capisco che questo passaggio di essere come lui, è mediato dalla tua emozionalità e dalla tua personale percezione del mondo.
No, così facendo non mi sei d’aiuto....

Nell’accompagnamento empatico alla fine della vita del proprio animale riconoscere chi è d’aiuto o chi “rema contro” è parecchio importante.
A volte può fare la differenza.

 

Revisione editoriale a cura della Dott.ssa Cinzia Ciarmatori Medico Veterinario