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Articolo scritto dal Dott. Stefano Cattinelli Medico Veterinario

Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

Paulo Coelho

accompagnamento empaticoAccompagnare un animale nei suoi ultimi giorni di vita è un’esperienza spirituale. Ovviamente la capacità di cogliere l’evento riconoscendo le forze che sottendono a quello che accade dipende solo da noi; da quanto ci interessa riconoscerle e valorizzarle.

Per esperienza, posso tranquillamente affermare che far finta che nulla debba accadere e sperare che l’animale muoia improvvisamente da solo nella sua cuccia, è oggettivamente prendere sotto gamba un’esperienza che spesso può seguire strade più complesse del previsto e che richiede, per necessità, una certa conoscenza di sé.

È un dato di fatto che l’animale si inserisce emozionalmente all’interno della vita di ognuno di noi. La sua costante presenza fatta di momenti condivisi capillarmente nella nostra quotidianità ci coinvolge emozionalmente nell’esperienza della gioia, della tenerezza, nella leggerezza e nell’allegria, quando l’animale sta bene, e nell’angoscia, nella paura e nella disperazione quando si ammala e soffre per qualche patologia.

La condivisione della reciproca esperienza interiore è parte integrante della vita con il nostro animale.

E dunque proviamo a fermarci, anche solo per un attimo, a riflettere quanto, nel nostro primo incontro con l’animale che stiamo accudendo, le nostre emozioni sono state coinvolte.

Non mi sto riferendo solo alla gioia e alla felicità che abbiamo provato quando, per la prima volta, i nostri sguardi si sono incrociati, Proviamo ad allargare la visuale e portiamo l’attenzione a noi, alla nostra biografia, a quello che stavamo vivendo negli anni o nei mesi immediatamente precedenti al nostro incontro.

Il nostro cane o il nostro gatto è entrato in un periodo particolare della nostra vita? Quando è entrato?
Dopo che emozionalmente avevamo vissuto un periodo di grande difficoltà? Dopo una separazione? Dopo un lutto? Il suo arrivo ha coinciso con una nuova fase della nostra vita?

Riflettiamoci sopra anche per pochi secondi.

Nell’ampia statistica che in questi anni ho raccolto grazie al lavoro dei workshop di gruppo (ormai da quasi 17 anni) mi sono accorto che molto spesso l’ingresso di un animale nella vita di una persona coincide con l’esperienza di un grande dolore, vissuto sovente nell’isolamento, e con la successiva necessità inconscia di volere sanare questa ferita.

Un giorno una donna mi disse: “Mentre stavo accompagnando la mia Peggy, nei suoi ultimi giorni di vita, ad un certo punto, mi sono accorta che in quello che stavo vivendo c’era un’enorme similitudine con la malattia di mia mamma. A quell'epoca ero molto giovane e mi ricordo che le mie tensioni erano molto più rivolte ad esplorare il mondo esterno piuttosto che stare lì con mia mamma e vederla morire. Molti anni dopo, quando sono diventata più matura, mi è spesso venuto in mente che avrei potuto comportarmi diversamente con lei. Ora con la mia Peggy mi sembra di rivivere quei momenti e di avere una seconda possibilità; e questo mi commuove ancora di più”.

Ecco che mentre mi trovo lì a seguire il mio animale e a far sì che il suo ultimo periodo di vita sia meno disagevole possibile, qualcosa accade. Qualche sensazione mi riporta ad esperienza già vissute.

A cosa non dette e che avrei voluto dire. A cosa non fatte e che avrei voluto fare. A sentimenti che avrei voluto esprimere ma che, in quel momento, non sono riuscito verbalizzare.

Perché, dunque, ora sto vivendo questo momento? Perché l’animale che sto accudendo, con tutte le vicissitudini e le sfide che mi chiama a superare nell’affrontare insieme a lui questo momento così unico e complesso, mi porta, o meglio mi RI-PORTA a vivere una situazione che riconosco appartenere fortemente alla mia biografia?

Perché nell’accudirlo, a volta anche per periodi piuttosto lunghi, sorgono in me certi pensieri e mi appaiono certe immagini del mio vissuto ai quali, fino a poco tempo prima, neppure ci pensavo?

Quando accompagniamo un animale a morire entriamo in contatto con l’esperienza della sua fragilità e della sua vulnerabilità. Lui si affida completamente alla nostra dedizione per lui. Quello che lui ci ha donato durante la sua vita - lui ha dedicato l’intera sua esistenza a me - ora può fluire verso di lui, amplificato e intensificato dal particolare momento che stiamo vivendo insieme.

Le emozioni che proviamo nel percorso di accompagnamento empatico, passato il drammatico momento della diagnosi infausta e della prognosi con i suoi movimenti tempestosi, iniziano piuttosto ad assumere l’andamento di un’onda che muove, con un suo specifico ritmo e suono, i sassi lungo la spiaggia.

Ecco che quando qualche sasso si sposta riaffiora un nuovo ricordo; un’immagine che avevamo dimenticato riappare con una certa forza e chiede di essere vista. Più mi do il tempo per stare “dentro” l’evento e più le mie emozioni si muovono in maniera armonica e fluida; più io sono fluido interiormente e più l’evento stesso manifesta la sua fluidità.

Più l’evento è fluido e più possibilità ci sono che l’animale non viva alcuna sofferenza.
Questa è la dimensione spirituale dell’accompagnamento.

La mia vita, quello che ho vissuto, in particolare quegli episodi della mia vita che sono strettamente legate all’esperienza che sto vivendo ora con il mio animale, per similitudine, emergono spontaneamente alla coscienza.

Similia similibus curentur diceva Samuel Hahnemann, l’ideatore della dottrina omeopatica. Lasciate che i simili vengano curati dai simili. Le immagini che riaffiorano alla mente e le emozioni ad esse collegate durante il percorso di accompagnamento hanno sempre un valore terapeutico. Come nei sogni dove la realtà vissuta nella nostra quotidianità viene celata sotto le sembianze dei simboli per essere scoperta solo attraverso la coscienza (per chi lo vuole) così anche l’animale, attraverso la legge spirituale di similitudine, è parte di una rappresentazione che appartiene al nostro vissuto interiore.

Lui ci aiuta ad elaborare esperienze emozionali bloccate, sopite o rimaste in sospeso.

Così sono loro.
Per Amore della Creazione.

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