user_mobilelogo

Qui trovi il veterinario giusto per te:

Veterinari esperti in:

 

iscriviti alla nostra newsletter

* indicates required

Articolo scrtto dalla Dott.ssa Roberta Ricci medico veterinario

AAA024 18agosto04 Roberta RicciIncontro Tuscia in una mattina di primavera. Mi accoglie con un lieve scodinzolio, rimanendo sdraiata sotto al tavolino del salotto.

Rita, la sua compagna umana, come preannunciato al telefono, mi fa subito notare “l’aria triste e svogliata” della sua amata cagnolina.

 

“Non è la Tuscia di sempre, sta così ormai da qualche mese. Non ha neppure più voglia di andare a passeggio. Prima invece mi era sempre attorno, piena di iniziativa... e appena vedeva il guinzaglio era tutta una festa...Non venendone a capo, il mio veterinario si è convinto a farle un po’ di esami, ma pare non ci sia granché . Mi ha detto allora che potrebbe essere depressa. Non credevo che gli animali potessero essere depressi.Lei che ne pensa? Io davvero non la riconosco più...”

Le parole e lo sguardo di Rita comunicano una grande preoccupazione. Mi racconta che il veterinario le ha prescritto un farmaco, dicendole di non attendersi miracoli. Lei però, dopo aver letto il bugiardino e gli effetti collaterali, ha preferito attendere e sentire un secondo parere.

Mi mostra così il profilo emobiochimico e l’esame delle urine di Tuscia e constato che, in effetti, i valori sono tutti interni ai range di normalità, tranne un lieve movimento della conta leucocitaria.

Per fortuna, penso, il comportamento degli animali ci permette di cogliere il problema prima che questo si trasformi in un’ alterata funzionalità di organo o in una vera e propria patologia.

Le chiedo di raccontarmi meglio della loro storia e della situazione che stanno vivendo.

Rita vive con i genitori anziani e si prende cura di loro. Quattro anni fa ha deciso di prendere con sè Tuscia, cucciola socievole e vivace. Le parole di Rita parlano di una buona adozione, di uno sviluppo comportamentale equilibrato e di una relazione da sempre molto intensa e intima tra lei e la cagnolina, che rappresenta la sua “compagna di vita” .

Nessun trauma, nessun cambiamento significativo, la solita routine, alimentazione casalinga e tre passeggiate al giorno.

Tuscia non mostra in effetti problemi particolari, se non un appetito a tratti svogliato, una ridotta vitalità e poca voglia di andare a passeggio.

Rita mi racconta, senza dar troppo peso alla cosa, di qualche episodio di irritabilità di Tuscia verso persona che conosce da sempre, parenti di Rita che frequentano la loro casa e di cui a tratti Tuscia non gradisce più le carezze.

Cerco di porre delicatamente la domanda che mi ronza in testa e che spesso apre un primo spiraglio verso le risposte cercate: “ E lei, Rita, in questo periodo, come sta?”

Rita mi risponde che è “preoccupata” e “stranamente stanca”.

Mi racconta che, fino a poco tempo fa, la sua vita “correva veloce” tra casa, genitori anziani da accudire e il lavoro presso una piccola mensa. Eppure, a pensarci, “tutto le pesava di meno”. Le passeggiate con Tuscia, racconta con un sospiro, erano vere e proprie boccate di ossigeno.

Da un po’ di tempo invece la situazione famigliare si era modificata e da poco più di due mesi Rita si era decisa a lasciare il lavoro per seguire il padre, i cui problemi di salute si erano aggravati. Questa nuova situazione la porta a trascorrere più tempo con Tuscia, “eppure gli effetti non sono positivi a quanto pare...”

Negli occhi di Rita, mentre mi racconta questi aspetti, vedo balenare la luce di una prima intuizione: “...forse in questi mesi mi sono spenta un po’ anche io...” mi dice.

La sua vita è diventata un po’ più “grigia” e le passeggiate con Tuscia hanno smesso di essere un piacere, perché si sono trasformate in uno “spostarsi insieme da un luogo all’altro”, in funzione di ricette da ritirare e medicinali da comprare.

Con il lavoro, Rita confessa di aver messo da parte un pezzetto di sè che le dava soddisfazione e le permetteva di esprimersi.

A questo punto comprendo l’essenza del problema: Tuscia le rimanda quotidianamente un immagine di sè meno vitale, più spenta, con cui non è semplice fare i conti. Le sta facendo da specchio.

Bastano ancora poche parole e Rita mi fa cenno di aver capito.

Ha gli occhi lucidi e mi conferma che la scelta di lasciare il lavoro, per quanto precario fosse, le era costato parecchio e che spesso si è trovata a pensare che il peso della situazione famigliare avrebbe potuto essere suddiviso più equamente con altri famigliari, che però non si sono fatti avanti.

Un istante dopo le si accende un’altra intuizione: si tratta di quelle persone verso cui Tuscia mostra ogni tanto qualche momento di insofferenza. Già...

“È possibile che la mia cagnolina mi legga così dentro? Al punto che abbia capito prima di me quel che provo? “ Pare davvero stupita.

Il rispecchiamento che l’animale mette in atto è spesso uno strumento di comunicazione potente e preciso. E diventa un’impareggiabile occasione di crescita.

Accade così che il nostro cane o il nostro gatto manifestino un disagio o un malessere come amplificazione di ciò che ci attraversa il piano dell’anima e che siamo così poco abituati ad ascoltare.

Siamo spesso inclini a vivere spostando la nostra attenzione lungo la linea del tempo, perennemente proiettati nel futuro o, al contrario,rifugiati nel passato, tra malinconie, rimorsi e sensi di colpa. Questo ci rende difficile avere consapevolezza di come stiamo.

Vivere il presente è invece una delle specialità degli animali...e riportare la nostra attenzione al “qui ed ora” è uno dei doni più preziosi che ci fanno.

“Come posso aiutare Tuscia? Come mettiamo tutto a posto?” mi domanda Rita.

Intanto le propongo di dormirci su. La consapevolezza appena raggiunta ha bisogno di sedimentare. E da questa nuova consapevolezza potranno originare quei pensieri, quei moti di spirito e quelle azioni che modificheranno la realtà di entrambe.

Quando il proprietario è disposto, sono solita sostenere i momenti di passaggio e cambiamento con l’aiuto di fiori di Bach. Quelli che mi risuonano subito in questa situazione sono Larch e Centaury.

La settimana successiva sento Rita al telefono e mi dice che ha l’impressione che Tuscia risponda bene alla terapia perchè le pare più vitale e di miglior appetito.

Suggerisco a questo punto di di tornare a progettare le passeggiate, pensandole come un momento per ricaricarsi.

“ Dove vi piace e andare? “ le chiedo. “Al mare” mi risponde subito...“Abbiamo smesso di andarci perché fuori dalla nostre rotte fatte di spostamenti necessari tra farmarcie, medici ed uffici.”

Domando se qualcuno può farsi carico di sostituirla o darle un aiuto in queste incombenze e mi risponde incerta.

Le sottolineo che ne va dello star bene di Tuscia e vedo che questa risposta la solleva.

Le occorre ancora una buona motivazione per riconoscersi il diritto di chiedere aiuto, ma credo che i fiori possano ancora aiutare su questo piano.

Ogni volta che incontro situazioni come questa non posso fare a meno di pensare a che grande opportunità sia vivere accanto ad un animale capace di donarci occhi speciali per leggere i movimenti della nostra anima, forza per metterci in discussione e un impagabile senso di sicurezza di non essere soli in questo percorso di crescita. 

Rivedo Rita dopo più di un anno, ad un piccolo evento serale. È curata e sorridente. Scambiamo due parole e Rita mi racconta che ha ricominciato a cucinare per una piccola associazione, saltuariamente. E che le piace proprio! Mi dice che da qualche mese due cugine vanno spesso ad aiutarla con i genitori, alleggerendo così il suo carico e la sua giornata. E mi racconta che Tuscia è tornata la cagnolina socievole e grintosa di sempre e le passeggiate sono ora momenti felici.

Da qualche tempo anche una gatta, Milù, è arrivata a stare con loro. Tuscia e Milù hanno legato velocemente e dividono ora il letto con Rita. Tutto procede bene dunque... “ogni tanto capita che la micia faccia la pipì per la casa, ma non credo sia malata, perché gioca tanto, mangia, ed è una gran coccolona...”

Inevitabilmente mi trovo a chiedermi quale messaggio porti con sè questa nuova situazione e nella mia mente si affacciano scenari diversi, ma comprendo dalle parole di Rita che, per ora, non ha interesse ad approfondire la questione.

Ogni cosa ha un suo tempo, così mi limito a considerare con lei che a volte gli animali adottano “strani comportamenti” per comunicarci qualcosa e che mettersi in ascolto è un viaggio che non finisce mai di stupire.

Qualunque nuova sfida abbia in serbo questa nuova anima per Rita, sono certa che a tempo debito, se vorrà, la saprà cogliere.