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Articolo scritto da Federica Roano e Dott. Stefno Cattinelli

Ogni volta che osservo una persona affianco al suo animale, mi chiedo cosa abbia spinto due specie così diverse ad avere una relazione tanto intima da diventare quasi un contenitore di segreti.

Se ci pensate, noi e i nostri animali domestici abbiamo caratteristiche ben distinte che ci differenziano: a partite dal numero di zampe che poggiamo a terra, passando per il diverso utilizzo che facciamo dei sensi fino al tipo di ragionamento che mettiamo in atto. Poco ci accomuna. Sicuramente però siamo tutti mammiferi.

I mammiferi, tra le altre caratteristiche fondamentali, danno una importanza vitale alle relazioni. Per questo tipo di animali fare parte di un gruppo e avere degli amici è fondamentale per la sopravvivenza e quindi nei millenni abbiamo affinato le nostre doti sociali per intenderci sempre al meglio. I rapporti interpersonali si sono sempre più evoluti, i legami si sono rafforzati ed hanno assunto un significato molto profondo che risponde, in parte, anche alla domanda: chi sono io?nature

Perché non può esistere una definizione di ciò che sono se non ho un parametro di confronto. Non posso definire le mie qualità se non ho la possibilità di vederle riflesse o non vederle affatto in qualcun altro. Come posso dire di essere alto se non mi confronto con una persona bassa o più alta di me?

La relazione diventa quindi un modo per misurarsi, per scoprire sé stessi e per trovare i propri confini e il proprio ruolo.

Quello che mi ha stupito di questo meraviglioso meccanismo è stato l’incontro tra l’uomo e gli animali da affezione come il cane e il gatto. Mi sono chiesta come mai abbiamo sentito questo bisogno così pressante di portare gli animali nelle nostre case e noi nostri cuori. Come mai non ci è bastato il confronto tra noi, la conoscenza di altri esseri umani per essere appagati? Perché abbiamo scelto di evolverci insieme a delle specie che condividono con noi poche caratteristiche? E perché oggi, momento in cui la vita rurale è sempre più lontana dalle nostre case, decidiamo di accogliere ancora una espressione della natura sul nostro divano?

Forse perché sono il nostro cordone ombelicale con ciò che eravamo, con quel sistema complesso che è la vita allo stato brado, quella di cui facevamo parte ma che risulta estremamente lontana da ciò che viviamo tutti i giorni.

O forse perché le nostre relazioni sociali si sono impoverite, siamo sempre più chiusi nel nostro sentire senza chiederci l’altro cosa sta provando, sempre più in corsa verso obiettivi personali da raggiungere da soli.

O forse perché tra noi e loro avviene una intima fusione: ciò che noi umani vediamo e proviamo si mescola a ciò che vivono e provano loro, ricevendo l’uno dall’altro lo specchio di chi siamo.

Così, la definizione intima dell’io si esprime in relazione: posso rintracciare chi sono solamente osservando l’altro. È lo stesso processo che avviene tra madre e figlio. Anche in questa relazione la madre rispecchia sé stessa nei comportamenti del figlio e viceversa. Ma perché la nostra anima non si è accontentata di questo meccanismo? Perché, per conoscersi in tutti i suoi aspetti ed evolversi, ne ha cercati altri in altre specie?

Forse perché un animale domestico rimane per sempre dipendente dall’essere umano, dalle sue convinzioni, dalle sue proiezioni, dai suoi comportamenti e dalle sue scelte. Non ricerca il suo io al di fuori della relazione ma resta in ciò che la relazione gli offre, rispecchiandone le caratteristiche e mantenendo una presenza rispetto al qui e ora dell’anima. Ovvero, rispecchiando i reali bisogni evolutivi di chi siamo, quegli aspetti che siamo chiamati a mettere in discussione per ricongiungerci alla nostra parte divina.

Come nel caso di Laila e Zippo, una coppia donna-cane che ha accolto il messaggio evolutivo che la vita gli stava inviando tramite il loro incontro. Quando abbiamo iniziato a lavorare nell’osservazione del messaggio racchiuso nella dinamica relazionale tra Laila e Zippo, quest’ultimo era un cucciolo-non-ciucciolo: non giocava, era molto serio e sempre preso dal difendere Milo (il cane anziano di casa) dagli altri cani e Laila (la sua compagna umana) dal rapporto turbolento con il figlio.

Il messaggio incarnato da Zippo per Laila era un suggerimento ad essere meno rigida mentalmente, meno controllatrice e a lasciare più spazio espressivo agli altri. Così, quando Laila ha iniziato a mollare la presa, Zippo ha smesso di proteggere Milo, ha smesso di ringhiare contro il figlio quando lui provava ad avvicinarsi a Laila, allacciando una nuova relazione con il ragazzo il quale, sentendosi finalmente accettato, aveva smesso di comportarsi in modo pericoloso e ad avere atteggiamenti aggressivi verso la madre.

L’insegnamento però non è unidirezionale: Zippo ha imparato che essere spensierati non vuol dire essere frivoli, che non accade nulla se non protegge a spada tratta chi ama, che può tornare ad essere il cucciolo che è senza il peso del mondo sulle spalle.

Gli incontri tra uomo e animale sono incontri di forze in evoluzione che si servono della nostra esperienza terrena per confrontarsi, definirsi nell’io e nel noi, per poi ricongiungersi, trasformate nell’amore, a ciò che in origine si è, ovvero l’espressione del Divino.