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Articolo scritto da Maura Gazzotti, Educatore Cinofilo, in collaborazione con il dott. Stefano Cattinelli, Medico Veterinario

diversiQuando decidiamo di vivere con un cane, per scelta o per casualità, ci carichiamo anche di una serie di aspettative, indicazioni, consigli, luoghi comuni e convinzioni che inevitabilmente ci condizioneranno negli anni seguenti.

Alimentazione, educazione, gestione, attività, tutto sarà condizionato in qualche modo da input esterni.

Viviamo in un’ epoca in cui molto è delegato e standardizzato, ci fidiamo e affidiamo a quello che ci viene proposto da media, amici, tradizioni, in qualche modo non siamo più abituati al riconoscimento del singolo, dell'individuo, delle peculiarità' uniche che un essere senziente ha rispetto ad un altro.

È anche vero che oggi è possibile trovare strumenti ed attività per tutte le esigenze. Ma per le esigenze di chi?

Un collare o una pettorina, un cibo rispetto ad un altro, un metodo di educazione piuttosto che uno sport.

Quante di queste scelte facciamo “ascoltando” davvero il nostro cane?

Quante di queste scelte facciamo davvero in modo consapevole?

Quante di queste scelte non sono dettate prima di tutto dai nostri bisogni?

Se osserviamo il cane in natura (già, in natura…), allora vedremo che non sceglierà il cibo in base al prezzo o ai componenti, non eseguirà attività dove i criteri siano precisione e velocità nelle esecuzioni, non deciderà di andare in luoghi affollati e rumorosi, piuttosto semplicemente farà il cane, meraviglioso animale sociale che si è avvicinato all'uomo moltissimo tempo fa, contribuendo alla nostra evoluzione, tanto che possiamo definirla Co-evoluzione.

La nostra vita è molto diversa da quella dei nostri nonni e bisnonni, i quali, molto probabilmente, avevano uno o più cani in fattoria, che vivevano quasi interamente insieme agli umani, accompagnandoli nelle attività lavorative rurali, soddisfacendo appieno il loro bisogno di socialità e collaborazione.

Oggi i nostri cani stanno a casa o in giardino (o peggio in un box), mentre noi siamo al lavoro. E si annoiano.

Molti dei comportamenti indesiderati emersi negli ultimi decenni, arrivano proprio dalla mancanza di soddisfacimento della natura stessa del cane: vivere e collaborare con l’uomo, sentirsi ingaggiato, sentirsi parte di un gruppo.

A causa di queste mancanze procurate al cane ai tempi attuali, sono stati proposti, negli ultimi anni, strumenti ed attività artefatti: agility, obedience, disc dog, dog dance, dog scootering, mantrailing, sheepdog, treibbal,e tantissimi altri.

Obbedienza, educazione, gestione, sport: tutto mirato a fare qualcosa per poter vivere bene insieme. E il cane, maestro nel farsi ingaggiare, si rende complice di tutte queste nostre volontà, spesso anche a scapito del suo benessere psico-fisico.

La motivazione della nascita di queste attività è: “divertiamoci insieme!”.

Concettualmente è un principio bellissimo, apprezzabile, esattamente ciò che cerca un cane in noi.

C’è un cosa però, che mi preme sottolineare: in queste discipline viene sempre introdotto il fattore performativo: punteggi, tempi, fattori squalificanti, medaglie, applausi, riconoscimenti…

Al cane interessa tutto questo?

Qualunque sia il nostro bisogno di gareggiare, teniamo sempre presente che al cane interessa fare cose con noi, possibilmente all’aperto, in libertà, cose nuove e diverse, sorridendo…

Il cane, è riuscito ad entrare nelle nostre case, sui nostri letti, nelle nostre vite, più di qualsiasi altro animale, grazie ad una sua grande propensione collaborativa ed affettiva, ma pur sempre rimane un anima-le con bisogni specifici.

Emozionalmente cane e gatto, sono straordinariamente più spontanei di noi perché sono più inclini ad esprimere emozioni liberamente, sono più predisposti “all’essere” poiché sono naturalmente privi di sovrastrutture, (la cosiddetta personalità che si organizza come dinamica di sopravvivenza, nell’uomo, a partire dalla prima infanzia).

Tutti noi sappiamo che quando ci relazioniamo con un cane abbiamo a che fare con un concentrato di emozioni; ma paradossalmente, nella relazione con lui, spostiamo sul “fare” (cose insieme) la maggior parte del tempo che passiamo con lui.

Ed è proprio partendo da questo preciso punto (l’essenza del cane sono le emozioni) che possiamo immaginare quanto diversa possa essere la relazione con il nostro cane se, invece di incentivare la competizione e la rivalità tipica delle gare, concentrassimo la nostra attenzione sulla vita vera, reale, su quello che vive lui e su quello che vivo io.

Penso a quel fantastico fenomeno (ormai dimostrato da svariati studi scientifici) chiamato “osmosi emozionale” che di fatto si manifesta in ogni attività ed esperienza che condividiamo insieme al nostro cane.

Si, non è davvero difficile vedere quanto sia meno forzato il rapporto cane-uomo se ci orienta verso un approccio che cerchi il più possibile di entrare in risonanza con la parte più spontanea e vera del cane, che comunichi attraverso le emozioni e non con i comandi, che trovi attività piacevoli per entrambi ma che escludano qualsiasi componente performativa, “ubbiditiva” o coercitiva

È solo seguendo questa strada che lentamente si può non essere delusi dalla proprie aspettative, si può riconoscere e rispettare l’individualità, si può imparare a dare fiducia, favorendo l'iniziativa in una integrazione all’interno di regole sociali (e non ubbiditive).

Solo così la quotidianità insieme ad un cane potrà essere una delle esperienze più belle della vita.