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Articolo scritto da Roberta Ricci medico veterinario

Ci credete che ciascuno ha la possibilità di cambiare, fino all’ultimo giorno della propria vita? Io ci credo profondamente.

Eppure, messi di fronte ai nostri limiti e difetti spesso ci autolimitiamo pensando: “sono fatto così”, “ è la mia natura”. Lo stesso trattamento riserviamo a chi ci circonda, compresi i nostri animali ad esempio.

Consideriamo il comportamento, e ancor peggio trattiamo i soggetti che lo agiscono, come si potrebbe occuparsi di un articolo da drogheria, da inscatolare o riporre in cassetti precisi e separati. Non parlo tanto del giudizio in cui cadiamo frettolosamente, quanto di quella tendenza dirompente nel mondo attuale a dividere, settorializzare ed etichettare quel che ci si presenta. Tutto cosi appare magicamente definito, preciso. E, dulcis in fundo, difficilmente mutabile. Le ragioni di questo atteggiamento sono molteplici, che confluiscono tutte nello sfrenato bisogno di sentirci più sicuri di fronte alla complessità della vita.reberta ricci

Eppure lo sappiamo da millenni che tutto muta, che la vita E’ movimento. E’ nelle nostre cellule. Se vogliamo vivere davvero, dobbiamo allora metterci in gioco. E per farlo servono coraggio e determinazione.

Ma torniamo per un attimo al carattere: né noi né i nostri animali abbiamo un carattere che detta le nostre abitudini.

Piuttosto coltiviamo delle abitudini che determinano il nostro carattere.

Le abitudini (compresi i pensieri castranti e limitanti) vengono in effetti allenate come muscoli, fino a creare circuiti neurologici cosi efficienti e veloci, da essere scelti anche quando, razionalmente, vorremmo agire differentemente.

Le neuroscienze sono ormai concordi su questo assunto, la cui implicazione, se ci pensate, è straordinaria: se le abitudini costituiscono il nostro carattere e si allenano, basta cambiare abitudini per modificare profondamente noi stessi e con questo la nostra vita.

E per gli animali domestici?

Vi racconto la storia di Pedro: piccolo meticcio di sette anni, maschio, legatissimo a Mirka, al punto da non permettere a nessuno di avvicinarla.

Un perfetto cane da guardia in miniatura, custode un tesoro per cui darebbe la vita.

Peccato che nel vicinato Pedro seminasse il terrore, nonostante la taglia contenuta.

La storia di Mirka era particolare.

Rimasta vedova molto presto, licenziata poi da una piccola realtà lavorativa in cui aveva riversato molte speranze ed energie, ma che l’aveva congedata senza troppi problemi.

Mirka si sentiva tradita e, ad un certo punto, aveva deciso di proteggersi e lasciare il mondo fuori.

Per lei c’era Pedro, al tempo cucciolo. Tra loro si era sviluppata subito una grande affinità, sfociata poi in una di quelle relazioni così strette da non lasciar passare l’aria.

Quando mi chiamò, Mirka lo fece su esortazione di un collega veterinario a cui fu impossibile avvicinarsi a Pedro per una visita. Lasciando volutamente perdere i termini tecnici che potrebbero “inscatolare” il problema di Pedro, posso dire che fu subito evidente quanto il ruolo surrogatorio assunto da Pedro fosse per lui fonte di grandissimo stress e motivasse il corredo di comportamenti antisociali, messi in atto per proteggere Mirka e la loro relazione “malata”. Insomma, Pedro era il cane che lei gli chiedeva di essere.

“Lui è fatto così” diceva MIrka raccontandomi la loro storia.

Iniziammo, senza gran convincimento da parte sua, un’ analisi delle loro giornate e passammo in rassegna i comportamenti abituali di Pedro: l’abbaio forsennato a qualunque passaggio sul pianerottolo del condominio, il ringhio disperato che emetteva quando qualcuno si approcciava a Mirka, i tentativi di morso (andati a buon fine in un paio di casi, ma senza gravi conseguenze) a mani e polpacci di chi oltrepassava la soglia di sicurezza.

Nel tempo MIrka aveva tentato strade farmacologiche volte a rendere Pedro meno impulsivo nelle reazioni e abbozzato un percorso rieducativi di socializzazione, ma entrambe le strade si erano mostrate infruttuose, fino a farle battezzare la situazione come immutabile. Proprio come accadeva a lei, quando tutto ciò che le si muoveva intorno pareva confermarle l’inaffidabilità del prossimo.

Solo le mura domestiche, lontano da intrusioni esterne, MIrka ritrovava fiducia e un lieve senso di appagamento nella loro relazione.

Cercai di aiutare Mirka a comprendere che Pedro stava giocando il ruolo da lei richiesto. La cosa che apparve subito complicata fu che che quel copione era stato messo in atto cosi tante volte da creare una traccia da cui non era facile uscire. Perché le abitudini consolidate non sono altro che un sentiero battuto così tante volte da rendere quel percorso, quella scelta, la più facile ed economica tra tutte.

Quando Mirka iniziò a capire, fu come vedere sciogliere al sole una maschera: mi trovai così di fronte a una donna sensibile, morbida e ferita dalla vita. Era lei a voler tenere gli altri distanti e Pedro si era trasformato nell’esecutore di questa profonda intenzione.

Già nel riconoscere la potente opera di rispecchiamento che l’animale mette in atto nei confronti del suo riferimento umano qualcosa si modifica, possiamo starne sicuri.

E’ come accendere una piccola luce in una grande stanza buia.

Cambiare però rotta è qualcosa di più complesso e Pedro, come Mirka d’altronde, si comportava cosi da sette lunghi: tante più volte un sentiero è stato calpestato, tanto più faticoso sarà instaurare una nuove abitudini che prendano il sopravvento sulle precedenti.

Ma ridisegnare il nostro profilo, riscoprire chi siamo ha proprio il sapore di questa grande sfida.

Mirka accettò di farsi accompagnare in questo percorso e, con l’ausilio dei fiori di Bach e senza alcun supporto farmacologico, si mise in gioco riuscendo a modificare con coerenza e perseveranza alcune abitudini quotidiane, partendo da elementi capaci di grande significato comunicativo per il cane.

In casi come questo è quanto mai fondamentale porsi obiettivi di processo e non di risultato: mettersi in cammino.

Con qualche piccola battuta di arresto, nell’arco di qualche mese, l’aggressività di Pedro si trasformò per lasciar posto a un modo più rilassato e sereno di approcciarsi al mondo e, accanto a Pedro, Mirka stessa si ritrovò diversa.

Allora chi siamo? Siamo il risultato delle nostre abitudini, abitudini poggiate su emozioni che colorano la nostra vita. Ogni qualvolta ci accorgiamo che qualcosa in noi non va o che i nostri animali presentano comportamenti che ci mettono in crisi, abbiamo la grande possibilità di decidere chi vogliamo essere, cosa la nostra vita deve diventare. A qualunque età e in qualunque situazione.

Tirandoci su le maniche, lasciando che le emozioni assumano sfumature nuove e scegliendo di soppiantare vecchie abitudini limitanti con abitudini nuove , più coerenti e vicine ai valori e ai principi che ci risuonano dentro.

Accanto ai nostri animali, se siamo pronti a metterci in gioco nella relazione, il processo di cambiamento è estremamente facilitato e rappresenta una grandissima occasione di evoluzione, con enorme beneficio per la loro salute e per l’equilibrio complessivo del sistema.