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Articolo scritto da Dora Scialfa medico veterinario

Quando qualcuno ci dichiara che la relazione, ad esempio, con il partner di lavoro o il consorte è “come tra cani e gatti”, capiamo immediatamente che tra i due “non corre buon sangue”, per usare un altro modo di dire.

Ma “qui casca l’asino”, altra espressione comunemente usata! Perché chi conosce gli animali sa che l’archetipo della relazione cane e gatto ha delle sue realtà etologiche, ma tra i due possono nascere amicizie e sodalizi speciali, soprattutto quando i proprietari scelgono di convivere con entrambi, sotto lo stesso tetto.

I modi di dire e i luoghi comuni possono portare elementi di saggezza, ma anche rischiano di cristallizzare realtà che andrebbero rinnovate oppure osservate da altri punti di vista.tra cane e gatto

Di recente ho visto, o meglio ascoltato, l’ultimo spettacolo “Trascendi e sali” di Alessandro Bergonzoni, che come artista gioca e rimette in gioco parole e modi di dire per riportarli all’essenza del loro significato, che cambia e si trasforma in combinazioni spregiudicate.

“Che razza di cane è il broker?” si domanda per accennare alle nuove parole che fanno ormai parte di un uso comune. Parla anche di animali, in un monologo geniale che in modo originale spiazza lo spettatore e lo porta a fare un esercizio di pensiero vivente.

In modo giocoso vi propongo un confronto tra cane e gatto nelle loro polarità caratteristiche, tenendo conto del fatto che per ciascun proprietario “ogni scarrafone è bello a mamma sua” e per lo più “gli manca solo la parola”!

Il pittore Marc Franz con la sua arte fa un omaggio al mondo animale: il punto di vista dell’animale diviene la ricerca che caratterizza il suo stile. In alcune sue opere rappresenta con polarità geometrica il cane e il gatto, il primo con linee rette e il secondo tutto curve. In questo aspetto formale svela l’elemento vitale che si ritrova in un'altra polarità archetipica tra femminile e maschile.

Nel ruolo da predatore “la fa da padrone” il cane sul gatto, che a sua volta è sia preda che predatore in un territorio che, in modo antisociale ed anarchico, non ama per lo più condividere con altri suoi simili. Il rispetto delle gerarchie è più una questione di branco che il cane ha la necessità di riconoscere anche nella relazione con l’uomo. Quando parliamo di fedeltà ed indipendenza sappiamo già a chi, tra cane e gatto, stiamo alludendo e, persino in ambito religioso abbiamo ordini che, in un certo senso, rivelano nel loro nome affinità per l’uno o l’altro: i Domenicani e i Catari.

Sia il cane che il gatto scodinzolano ma, per lo più per comunicare emozioni diverse ed opposte; non c’é da rallegrarsi quando un gatto agita la coda, mentre quanta contentezza sa manifestare attraverso lo scodinzolare il cane! A questo proposito Rudolf Steiner in una conferenza del 1922 accenna alla relazione tra odorato e scodinzolare del cane e afferma: “L'uomo non può più scodinzolare quando è contento perché non ha più la coda. Questo perché l'uomo si è impoverito nella sua funzione olfattiva e non può più esprimere il suo stato di felicità…tutta la forza che sta nella coda che scodinzola, l'uomo l'ha reindirizzata al cervello”.

Studi recenti distinguono la sfumatura emozionale del cane a seconda che la coda giri a destra o a sinistra e la base fisiologica è legata agli odori; secondo i ricercatori “se il cane è sereno tende a scodinzolare verso destra, mentre se è nervoso la coda si muove verso sinistra…questione di “lana caprina”.

Solo il gatto è in grado di fare le fusa già dai primi giorni di vita e in modo continuativo, a differenza dei grandi felini; si tratta di un fenomeno ancora misterioso che spesso, ma non sempre, è l’espressione di benessere del gatto e alcune ricerche rilevano, per le vibrazioni che le caratterizzano, proprietà terapeutiche.

Dunque il cane vaglia tutto attraverso il suo fiuto, attraverso una vasta gamma olfattiva che non lo rende però schizzinoso agli odori più intensi o al cibo stantio, aspetto che il gatto difficilmente apprezza: per lui la pulizia è innata e il cibo è preferibile che sia fresco! “L’occhio vuole la sua parte” potrebbe sostenere il gatto e, proprio attraverso i suoi occhi, con una pupilla che pare una feritoia, capace di dilatarsi in una midriasi straordinaria, il gatto prende misure, calcola distanze e si diverte in acrobazie da funambolo. È in queste ardite performance che spesso si gioca una o più delle sue note “7 vite”.

Già, al gatto sono state concesse 7 vite, mentre il cane ne ha a disposizione una sola e neppure con accezione positiva. Io stessa per un ciclo d’incontri serali dedicati agli animali avevo prima editato con “Serate da cani” e poi ho continuato con un titolo più allettante: “Serate da cani e serenate da gatti”, in omaggio alla fiaba “I musicanti di Brema” dei Fratelli Grimm.

Questa fiaba è un altro esempio artistico ispirato: attraverso quattro animali, l’asino, il cane, il gatto e il gallo viene sciolta ogni polarità e si va oltre la diversità di specie. I quattro protagonisti si uniscono solidali per sfuggire alla morte per mano dei loro padroni ed affrontare un viaggio verso Brema, dove potranno esprimere i loro talenti musicali, poco importa se non ci arriveranno. Scappano insieme ed insieme fanno scappare i briganti, in una dinamica a lemniscata che a volte fa incontrare feriti e feritori sullo stesso cammino evolutivo, in un viaggio iniziatico che ha come faro la speranza nella vita.

Risuonano con questa fiaba le parole del vecchio con la lampada nella fiaba di Goethe “La bella Lilia e il serpente verde”:

“Ognuno adempia il suo compito, ognuno faccia il suo dovere e una felicità generale dissolverà in sé i singoli dolori, così come una generale infelicità distrugge le gioie del singolo

Una persona sola non basta, bensì colui che all'ora giusta si unisce a molti"