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Un articolo a cura di Alberto dal Negro, operatore di interventi assistiti con gli animali e Elisa Bazzi, medico veterinario

“Quando ci sentiamo toccati emotivamente dal comportamento di un animale, ciò è sicuro indicatore del fatto che abbiamo scoperto intuitivamente una somiglianza tra comportamento animale e umano” scriveva Konrad Lorenz, premio Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1973 e padre della moderna etologia.
Ed è questo il motivo per cui anni fa abbiamo avviato a Bolzano un progetto sperimentale di prevenzione del bullismo a scuola, nell’intento di far riflettere alcune classi di ragazzi sulle dinamiche fra cani, di un ‘branco’ domestico, riportandolo quindi sulle dinamiche fra giovani, illustrandone modalità, motivazioni e conseguenze. Senza grossi ragionamenti, ma semplicemente ‘osservando’ quanto succede e aiutandoli nell’elaborazione dei loro pensieri. Soprattutto facendo fare loro esperienza diretta del contato con alcuni splendidi cani. C’erano due golden retriever, una labrador, una border collie, tre pastori australiani.AAA041 19febbraio01 Alberto dal Negro


Un progetto durato tre anni, realizzato in rete fra una scuola media, il distretto sociale di quel quartiere, la cooperativa sociale gliamicidiSari che presiedo, l’Intendenza scolastica e la Polizia Municipale. E che ha coinvolto circa la metà dei 250 studenti della scuola media, dirigente, insegnanti e genitori. Si, perché davanti a problematiche che interessano i nostri giovani non dev’essere solo la scuola che se ne porta il carico, ma tutti quelli che hanno a cuore il benessere (e il futuro) dei giovani stessi.
Einstein diceva; “ Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose” (da “Il mondo come lo vedo io”). Noi – grazie all’aiuto dei cani, vero elemento innovativo e dirompente, in aggiunta alla rete – abbiamo provato a seguire il suo consiglio. Con quali risultati?
I fenomeni di prepotenza dal 22% iniziale sono scesi al 12% a livello dell’intera scuola, e addirittura al 6% nelle classi direttamente coinvolte. E la maggior parte di questo risultato si è avuto già nel corso del primo dei tre anni di progetto.
Lavorando sempre su intere classi (mai sul singolo!), mediante azioni ‘positive’, un attività piacevole e gratificante, partecipando tutti insieme in maniera cooperativa, lasciando libera espressione a animali e ragazzi, e aiutandoli a cogliere comportamenti e atteggiamenti che ne inficiano le relazioni. Perché qui sta la debolezza di molti giovani: nell’incapacità di esprimere e riconoscere correttamente le proprie emozioni e di leggere quelle altrui.
E i cani sono maestri quando si parla di ‘emozioni’. Loro sono emozione allo stato puro. Sanno leggere in maniera sottile il nostro stato emozionale e quello dei giovani che li attorniano durante il progetto, vi si insinuano dentro e ne scardinano gli schemi. Senza grossi ragionamenti, senza tempi eterni, ma subito, bruciando le tappe, senza bisogno di parlare o di fare cose complesse.
Naturalezza, spontaneità, semplicità sono le parole chiave degli interventi che li vedono protagonisti. Perché, come racconta Silvia, l’educatrice di distretto che ha condiviso con noi quest’esperienza, “l’animale ha il grande pregio di semplificare e veicolare i contenuti e i messaggi che si desiderano far arrivare ai ragazzi, poiché vengono resi accessibili a tutti. Questo progetto presuppone infatti una bassissima soglia di comprensione iniziale per diventare subito, già dal primo incontro, un’esperienza prevalentemente emotivo-relazionale con un’immediata ricaduta sul comportamento e sull’autocontrollo. E non c’è nessun vantaggio per chi è più intelligente o più forte. L’esito positivo è alla portata di tutti, anche di chi dispone di minori strumenti”. Una sorta di livella...
“Aiutando i bambini ad entrare in contatto col loro mondo interiore...si crea un’atmosfera più pacifica e tranquilla all’interno delle classi, che favorisce le relazioni con un effetto positivo anche sulla didattica” scrive Vittorio Giacomin del ‘progetto Alice per una ecologia della mente’, come riportato nel libro “Giù le mani da Pierino” (Edizioni Amrita) di Daniela Muggia e Emilia Costa.
“Quello che mi stupisce - dichiara uno degli insegnanti coinvolti nel progetto – è che alla fine il successo del progetto è dato dal fatto che qui si parla di sentimenti. E qui lo dico con un po’ di amarezza...per molti ragazzi è forse l’unica occasione in cui possono esternare i loro sentimenti senza paura di essere giudicati... L’animale è un facilitatore, stimola passioni, stimola elementi positivi, stimola sentimenti; e questo è quello che un po’, nella scuola, forse manca”.
E sulla capacità dell’animale di trasformare stati d’animo e molto altro lo si desume dalle dichiarazioni dello stesso dirigente: “La vivibilità all’interno dell’istituto è migliorata decisamente. L’intera scuola è permeata da un clima di serenità...c’è qualcosa di diverso, di nuovo nell’aria... I luoghi del conflitto, ora, sono fuori dai muri della scuola”.
Il dettaglio del progetto è raccolto nel libro “Pierino e il cane lupo. Bullidog: vincere il bullismo con l’aiuto dei cani” di Alberto Dal Negro e Silvia Fusaro (Edizioni Amrita, 2015).

Pierino e il Cane Lupo
Bullidog: vincere il bullismo con l'aiuto dei cani
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