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Articolo scritto da Alberto del Negro Esperto in Interventi Assistiti con gli Animali (Pet Therapy)
a cura di Elisa Bazzi Veterinaria comportamentalista esperta in Interventi Assistiti con gli Animali

Alberto del NegroLavoro da quindici anni nel settore degli interventi assistiti con gli animali ed ogni incontro mi fornisce l’occasione di riflessione su quello che un animale è in grado di offrire.

 

Sono arrivato a questa conclusione: nella sua essenza, il cane porta in ogni situazione in cui operiamo, normalmente di grande sofferenza interiore, due elementi: la presenza e il non giudizio.

Per presenza intendo il permettere ad ogni individuo con cui interagisce di vivere pienamente il “qui e ora”. In sostanza, la relazione con un animale consente alla persona un distacco emozionale deciso, fra le memorie dolorose delle proprie ferite profonde (quali: il tradimento, l’abbandono, il rifiuto, l’ingiustizia, l’umiliazione) ed un futuro pieno di incertezze; un distacco benefico, che porta l’individuo a decentrarsi da sé e a concentrarsi su altro, su un essere che gli si propone gioiosamente, che sa dargli attenzione, importanza, valore.

Con l’animale si ricrea una sorta di spazio sacro in cui la persona, di fatto, vive! Perché la Vita è sempre nel presente, mentre la mente lavora incessantemente per riportarla nel passato e nel futuro. Ed è lì che nasce il dolore.

Ho ritrovato questo concetto, ormai tempo fa, nel bellissimo libro “Il bambino e il mago” di Salvatore Brizzi e Riccardo Geminiani, in cui il mago spiega al bambino le due chiavi per la felicità, con la felicità intesa come vivere pienamente la vita, che è quello che tutti noi cerchiamo: presenza e non giudizio.

E quando l’ho letto, il parallelismo con quello che vivo tutti i giorni con animali e persone è stato immediato.

Il non giudizio è altrettanto importante. Il livello di autostima della stragrande maggioranza degli individui, direi di tutti noi, oggi più che mai è alquanto basso; e l’essere etichettati, valutati, giudicati ci fa davvero male. Ciò è proprio quello che un cane (o qualsiasi altro animale) non fa, ed è triste che questo atteggiamento sia normale per esseri così semplici, e che sia così deficitario per noi umani, ‘esseri superiori’. Sentirci giudicati non ci piace, mai, e ci fa star male. Per quello confrontarci con un animale è un’esperienza totalmente differente, benefica, positiva.

Insomma, con la presenza di un animale (e la nostra ‘piena presenza’), e scevri da ogni giudizio riusciamo a ricreare attorno alla persona una sorta di spazio sacro, in cui nulla ci può toccare, in cui tutto è possibile, portandoci una ventata di leggerezza e benessere vivificanti. Con conseguenze capaci di trasformare tutto quello che c’è attorno a noi, con la prima e più grande trasformazione che avviene anzitutto dentro di noi.

Interessante, a questo proposito, quanto afferma Eckart Tolle, autore del best seller “Il potere di adesso”, in ordine al concetto di presenza. In sintesi, Tolle racconta che quando siamo totalmente presenti a noi stessi, ad esempio nel semplice accogliere ed ascoltare chi ci sta di fronte (Tolle prende l’esempio di un commesso di un negozio), avvengono tre cose:

  1. ci carichiamo di energia e aumentiamo la nostra dimensione di benessere;
  2. offriamo energia alla persona con cui interagiamo, aumentando anche la sua dimensione di benessere;
  3. attraiamo dall’Universo ulteriori occasioni per stare meglio, secondo la legge di attrazione.

E tutto questo facendo una cosa così semplice… (ma su cui dobbiamo allenarci costantemente).

L’animale che ci accompagna nella vita rappresenta quindi un vero e proprio interior trainer, un grande acceleratore per la nostra crescita personale, condizione imprescindibile per poter trasferire quel potere terapeutico (dal greco therapeyo = prendersi cura, e tecné = arte) di cui siamo portatori insieme al nostro animale a tante persone in difficoltà.

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