user_mobilelogo

Qui trovi il professionista giusto per te:

Professsionisti esperti in:

 

Iscriviti alla nostra newsletter

* indicates required

Articolo scritto dalla Dott.ssa Monica Premoli medico veterinario

Con il termine Moxibustione, si intende comunemente una tecnica basata sull’utilizzo dell’Artemisia (Artemisia vulgaris o Assenzio cinese) pianta arbustiva le cui foglie vengono essicate e lavorate per ottenere le differenti forme di utilizzo: lana di moxa, sigari, cilindretti, coni ecc. Il termine cinese originale per definire la moxa è Jiu cioè “calore di lunga durata” mentre il termine occidentalizzato deriva dal giapponese Moe Kusa cioè “erba che brucia”. Nei testi cinesi classici si trovano le innumerevoli proprietà di questa pianta quando viene utilizzata come fitoterapico ma la sua caratteristica è l’utilizzo durante la combustione.

Moxibustione

Brucia lentamente raggiungendo temperature molto elevate e rilasciando principi terapeutici che penetrano attraverso la pelle o anche attraverso le vie respiratorie, diffondendosi nell’organismo. Il calore prodotto dalla combustione non agisce solo localmente ma si irradia attraverso i “meridiani” ristabilendo gli equilibri energetici. Infatti la sua applicazione si basa sugli stessi principi fondamentali e sugli stessi punti utilizzati nella pratica dell’Agopuntura. La moxa risulta molto efficace nelle fasi croniche della malattia ma non si esclude il suo utilizzo anche in altre situazioni ed ambiti. La moxa si presenta in forma di “lana” che può essere sagomata in piccoli “chicchi” o in coni, esistono poi dei sigari di moxa e dei cilindretti che possono essere posti sugli aghi inseriti nei punti di agopuntura. Nei nostri animali un fattore relativamente limitante per l’uso della moxa è la presenza del pelo, ma con le dovute accortezze è possibile utilizzarla anche nei soggetti a pelo lungo oltre che in quelli a pelo corto. Negli animali si effettua prevalentemente una moxibustione indiretta che consiste nello scaldare, con la punta incandescente del sigaro di moxa, gli aghi infissi durante la seduta di agopuntura. Si può effettuare poi una moxibustione diretta in cui il sigaro di moxa viene avvicinato al punto di agopuntura che viene così stimolato per il tempo necessario. Nei soggetti a pelo corto, talvolta anche nei cuccioli, si possono utilizzare delle tecniche che sono frequentemente utilizzate nella terapia umana: consistono nell’appoggiare i singoli cilindretti di moxa accesa su una fettina di zenzero o di aglio affinché la moxa che brucia non sia a contatto diretto con la cute. Nei cuccioli con gastroenterite poi è possibile trattare le diarree moxando la regione addominale e periombelicale sulla quale è stata creata una copertura con sale grosso. La moxibustione è adatta a trattare malattie da Freddo ed Umidità che sono “energie patogene” tipiche della stagione fredda e ciò spiega come la metodica sia particolarmente adatta al trattamento del dolore in generale, delle patologie muscoloscheletriche ed articolari, cervicalgie lombalgie e microfratture. Durante il trattamento, il terapeuta deve individuare i punti dei meridiani da trattare, insieme all'eventuale zona dolorosa. Non tutti i punti, però, possono essere moxati. Il terapeuta deve anche fare attenzione al modo in cui eseguire la moxa. Sebbene sia una pratica semplice da usare, è sempre bene rivolgersi ad un veterinario agopuntore esperto che può mostrare come praticare la moxibustione nell’animale.