Alimentazione etologicamente corretta

Alimentazione del gatto - Viaggio nei 5 sensi - Parte 1

Articolo a cura della Dott.ssa Ilaria Magnelli, DVM, MSc, CVA

Quanti di voi hanno pensato: ma perchè il mio gatto vuole mangiare solo quella crocchetta? vorrei tanto fargli mangiare un cibo migliore.

Perchè è così diffidente alle novità alimentari?
Perchè mi fa buttare tutti questi alimenti, ogni giorno devo cambiare scatoletta, sono disperata!

Ho pensato d’introdurvi al mondo dei sensi del gatto, così da provare a mettersi nei suoi “stivali” e aiutarci a comprendere le sue scelte alimentari. Molti di voi definiranno il gatto come un animale strano: e hanno ragione. Seppur mammifero, la sua maniera di percepire il mondo è molto differente da quella dell’altrettanto importante mammifero carnivoro che vive nelle nostre case, cioè il cane. Come vedremo più avanti il gatto è guidato da schemi predatori che lo rendono meno adattabile alle nostre esigenze.

Forse non tutti sanno che il gatto è un carnivoro obbligato: ha bisogno di un alto contenuto di proteine per sopravvivere, dalle quali trae energia e zuccheri a differenza degli onnivori. Questo cacciatore solitario non ha bisogno del gruppo sociale per cacciare, cosa che lo contraddistingue dalla maggior parte dei canidi che al contrario hanno tattiche di caccia basate sulla coordinazione di più individui.
Il gatto è descritto come un carnivoro perfetto poichè tutta la sua struttura ci racconta l’alto livello di specializzazione predatoria raggiunto a tutt’oggi.

Prendiamo ad esempio i denti: ha canini appiattiti lateralmente per recidere il midollo spinale della preda evitando di danneggiare i corpi vertebrali; la leva della mandibola e il taglio con i premolari servono ad uccidere e magiare la preda; hanno molari rudimentali; mangiano dal lato della bocca usando i premolari per lacerare la carne. Caratteristica l’assenza di movimenti laterali della mandibola e minore propensione alla masticazione che nel cane.

In sintesi la bocca e la dentatura del gatto danno segnali chiari di un animale predatore, che non può frantumare e masticare a lungo alimenti fibrosi come la cellulosa, ma può uccidere velocemente e mangiare altrettanto rapidamente.

Unghie affilate nelle zampe anteriori utili nel cacciare la preda e retrattili per mantenerle affilate. Polpastrelli per un passo silenzioso che permetta gli agguati. Apparato digerente corto permette digestioni rapide per non trasportare troppo peso.

Cacciare e catturare prede è un comportamento innato che viene perfezionato con la pratica, mentre è un comportamento appreso manipolare, uccidere e ingerire le prede.
In natura il gatto passerebbe circa 3 ore della sua giornata in attività di caccia, in maniera differente le femmine (26-46%) dai maschi (5-34%) del tempo giornaliero, con intervalli che durano in media 30 minuti.
In natura il gatto si ciba di piccole prede, avrebbe bisogno di circa 10 topi al dì quindi tanti piccoli pasti in una giornata. A differenza del cane il gatto mangia sia di notte che di giorno, con preferenze per l’alba e il tramonto e fa da 9 a 16 piccoli pasti.

Perciò ricordiamoci della sua natura di cacciatore creandogli degli arricchimenti ambientali e dei giochi di caccia e che la loro preferenza sarebbe mangiare in tanti piccoli pasti.
Il nostro amico felino ha un’elevata sensibilità agli alimenti deteriorati, ve ne sarete accorti, basta lasciare qualche ora un alimento umido all’aria aperta per far si che il nostro micione non lo accetti più. Il cane, al contrario, sembra amare l’odore della decomposizione con nostro grande rammarico.

A differenza dell’uomo, nel gatto la diminuzione della glicemia nel sangue non induce incremento di alimento introdotto poichè la dieta carnivora contiene scarse quantità di carboidrati solubili mentre sono utilizzati gli aminoacidi glucogenetici per il mantenimento della glicemia. In parole povere il gatto usa le proteine per produrre zucchero, gli onnivori no (Ne parlo anche nell’articolo presente su questo sito dal titolo “A proposito di legumi”).

Al contrario di come avviene per l’uomo e per il cane, nei gatti le proteine aumentano l’assunzione di cibo, strategia per il controllo dell’obesità. Mentre, ahimè, vediamo ogni giorno come un eccesso di glucidi si trasformi in grasso di accumulo, tanto che abbiamo molti gatti obesi.

Dopo questi primi rudimenti strutturali e anatomici del gatto immergiamoci nel mondo sensoriale del gatto che vi farà scoprire cose inimmaginabili.

Il gusto compare 5 giorni prima della nascita, alla nascita è presente il gusto che permette al gattino di differenziare tra latte salato e latte normale. A 10 giorni comincia a rispondere al sapore amaro e acido. Da adulto ha pochi calici gustativi sono circa 475, mentre nel cane 900 e nell’uomo addirittura 9000.

I calici gustativi del gatto sono altamente sensibili agli aminoacidi (i mattoncini costituenti le proteine) e mostrano forti preferenze e avversione per determinati gusti. Non percepiscono il dolce (a differenza del cane) e tra i loro preferiti c’è l’acido e il salato e odiano l’amaro (perchè è un sapore tipicamente tossico, così come lo è per noi). Alcuni proprietari riportano che i loro gatti mangiano dolci, fagioli, patatine eccetera... probabilmente ciò è dovuto al sapore a noi impercettibile di alcuni aminoacidi. È stata fatta una classifica degli alimenti preferiti dai gatti che in ordine decrescente sono: pollo, pesce, grassi e frattaglie, maiale, bovino per ultimi cavallo e agnello.


La preda portata dalla madre o il cibo fornito dall’uomo determinano il pattern comportamentale dell’adulto, le preferenze alimentari si stabiliscono prima dei 6 mesi di vita. Se il gattino non viene esposto a una varietà di sapori e consistenze, le preferenze alimentari da adulto saranno ridotte portando al comportamento di neofobia, mentre i gatti abituati alla varietà preferiscono diete variate rispetto a quelle ripetitive. Il lato oscuro della medaglia si chiama metafilia, dove i gatti presentano una avversione crescente per gli alimenti familiari. Ciò può determinare una preferenza per alimenti sempre nuovi portando ad una ricerca disperata da parte dei proprietari di cibi sempre più appetibili. La varietà alimentare in natura è essenziale per mantenere il giusto equilibrio nutrizionale portando così ad assumere prede e alimenti variegati e difatti si presenta maggiormente nei gatti che vivono all’esterno che non nei pet di casa.

Continuiamo il nostro viaggio nel prossimo articolo!


L'articolo è stato scritto da: Ilaria Magnelli
Professione: DVM, MSc, CVA
Telefono: 349 789 6413
Sito: www.alimentazioneveterinariacanegatto.it

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