Alimentazione etologicamente corretta

Alimentazione del gatto – Viaggio nei 5 sensi - Parte 2

Articolo a cura della Dott.ssa Ilaria Magnelli, DVM, MSc, CVA

Eravamo rimasti con la prima parte di questo articolo nel mezzo del percorso attraverso i sensi del gatto per scoprirne le peculiarità alimentari.

Il tatto del gatto è a livello della mucosa buccale. Da ciò la consistenza e/o forma sono fattori determinanti ai fini dell’ingestione dell’alimento. Un alimento con una buona facilità di prensione ha più chances di essere ingerito. Negli alimenti industriali queste caratteristiche sono studiatissime, tanto che linee di frattura delle crocchette possono assecondare la predisposizione masticatoria ancestrale. Viene studiato il rapporto Superficie/Volume che determina la diffusione degli aromi e infine la forma della crocchetta. La forma che vince su tutte è quella tonda mentre la forma a cilindro è la meno preferita. Anche la forma a croce ha raggiunto un punteggio simile al tondo e il triangolo ha vinto per la texture. Il meno scelto tra tutti è stato il triangolo con un foro al centro, ha raggiunto il punteggio di texture più basso, ma ad alcuni gatti è comunque piaciuto!

Quindi per il gatto il tatto è fondamentale e abbiamo appreso essere influenzato dalla consistenza e forma (determinano la prensione del cibo), dalle dimensioni e temperatura. I gatti non mangiano volentieri cibo freddo ma lo preferiscono a temperatura corporea, circa 37-40°C, e con il riscaldamento aumenta anche la volatilità delle sostanze aromatiche. Inoltre scelgono in base alla composizione dell’alimento, virando verso una maggior composizione di proteine e poi di grassi.

Riguardo alla consistenza la prima scelta sono cibi a maggior densità: latte intero rispetto a scremato. Piacciono meno diete a consistenza pastosa (patè e similari) così come cibo secco e polveroso.

Un individuo può avere preferenze alimentari uniche e differenti da quelle degli altri gatti.

Riguardo alla visione non abbiamo molte informazioni su come questa influenzi l’alimentazione, sappiamo che non distinguono il bianco dal giallo e dal verde. Sono nettamente distinti il rosso e il blu. Hanno per le caratteristiche venatorie una visione panoramica adattata a distinguere i movimenti. Non sappiamo se scelgono l’alimento per il colore, ma potremmo immaginarci che ciò sia possibile.

Il comportamento alimentare non è influenzato da facilitazione sociale o dal sovraffollamento dato che l’alimentazione felina e il comportamento venatorio sono regolati principalmente da fattori ambientali ed interni. Quando un gatto è nel suo territorio o appartamento i suoi schemi comportamentali non sono influenzati dagli altri gatti. Tutte le sue attività, dalla caccia al riposo, dall’alimentazione al grooming, sono bensì attività solitarie.

L’aggressività gioca un ruolo importante per il consumo di cibo: è di fatto necessaria per la cattura della preda in natura. 

L’approccio alla ciotola non è guidato dallo stato sociale, come in altre specie, “chi prima arriva, prima mangia” , infatti possono esserci tranquille condivisioni della ciotola. Per il fatto che non hanno meccanismi comportamentali specifici per regolare i conflitti relativi alle risorse condivise (a differenza del cane) non sanno come comportarsi l’un l’altro, al momento di mangiare insieme chi arriva dopo potrebbe anche decidere di aspettare. I gatti che conducono una vita libera stabiliscono routine temporali e spaziali personali e rigide in ambito alimentare, territoriale, venatorio e della cura di se.

Nonostante sia un cacciatore solitario, tende a formare gruppi in base alle risorse disponibili, quindi ha un comportamento sociale flessibile che dipende anche dalle esperienze avute durante lo sviluppo e dal patrimonio genetico individuale.

Quando in zone con eccedenza di cibo e ripari, si riuniscono in colonie fondate su parentele di linea materna, da 10 a 50 individui, in cui trovano una sorta di cooperazione tra soggetti e nella difesa del territorio. Chi sceglie di stare nei gruppi è un gatto con una tolleranza sociale più elevata, i gatti più intolleranti non scelgono di vivere nel gruppo.

Chi mangia prima, o in quanti mangeranno assieme, dipende dal singolo individuo e non è correlato a sesso, età o dominanza. 

Il numero di pasti al dì è una variabilità individuale, sicuramente il gatto vuole cibo fresco a orari regolari. In natura, se hanno accesso illimitato al cibo si nutrono con una frequenza che può arrivare alle 20 volte al dì, con piccole differenze di razza.

Se sono presenti più soggetti potrebbe essere meglio adottare una modalità alimentare ad libitum così da ridurre la competitività e l’aggressività. I gatti che si alimentano in questa maniera si saranno adattati ad un numero basso di pasti perciò tenderanno a mangiare una maggior quantità di cibo superiore alla normalità. Per noi sarebbe come ricevere da mangiare 2-3 volte alla settimana dovendo aspettare il proprio turno con altre persone altrettanto affamate. In natura il gatto preda e poi va a mangiare nell’area che ritiene tranquilla, quindi anche in casa potrebbe togliere il cibo dalla ciotola per andarlo a mangiare in tranquilità altrove, chiaro segnale di cambiare posto alla ciotola. 

I gatti liberi hanno aree di caccia, riposo, latrina lontane tra di loro, quindi anche in casa la ciotola deve essere posta il più lontano possibile dalla lettiera. Meglio non avere ciotola doppia con l’acqua. Se ci sono più gatti il numero di ciotole deve essere adeguato ed avere molteplici postazioni di cibo a diverse altezze. 

Caratteristiche delle ciotole: piccole a bordi bassi, meglio piatte, pulite, singole ad ogni soggetto la sua, poste in più luoghi della casa.

La ripartizione dei pasti è soggettiva.

La dimensione dei pasti è proporzionata alla appetibilità, in natura mangia una preda di piccole dimensione e ogni cattura è un piccolo pasto pronto per il consumo che fornisce energia per poche ore di attività. La sazietà svolge un ruolo minimo nella relazione della caccia o dell’alimentazione. Non vi stupite se della quantità che mettete nella ciotola il gatto mangerà pochi bocconi.

Quantità e velocità di ingestione dipendono dalla struttura del cibo più che dalla appetibilità.

Il consumo del cibo è influenzato dalla quantità di acqua contenuta, quindi preferiscono l’umido al secco. Essendo il gatto discendente da un animale proveniente dal deserto e bevendo molto poco in natura, a seconda dell’alimento che gli proponiamo potrebbe non bere.

Quando gli viene proposto un nuovo cibo potrebbe mangiare parzialmente e poi coprirlo come se fosse materiale fecale: tale comportamento sembra essere indotto da odori associati alla defecazione che stimolano dei centri neurali, quindi si pensa non sia un comportamento da preservazione del cibo come si vede spesso fare nel cane.

Per quanto il gatto sia un mammifero differisce da noi e dagli altri pet come i cani. Le sue origini ancestrali sono ancora ben presenti in lui per quanto si sia adattato a dormire su un morbido divano e a riscaldarsi sul termosifone. 

Conoscere e comprendere il motivo di queste necessità o riuscire a tradurre le sue preferenze e bizzarrie può aiutarci nella relazione e a rispettare maggiormente la sua etologia, così da condividere quello spazio sul divano in una rinnovata armonia.


L'articolo è stato scritto da: Ilaria Magnelli
Professione: DVM, MSc, CVA
Telefono: 349 789 6413
Sito: www.alimentazioneveterinariacanegatto.it

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