Dinamiche di relazione tra l'individuo e il suo animale

A spasso con il cane ai tempi del coronavirus

Articolo a cura della Dr.ssa Dora Scialfa medico veterinario

All’improvviso, nell’ingresso di casa, accanto alle chiavi, al guinzaglio del cane e ai sacchetti per raccoglierne le feci, sono apparsi guanti in lattice, Amuchina e mascherina che, come una sorta di museruola ora tocca ai proprietari di cani, e non solo a loro, indossare prima di uscire di casa per rispettare le regole.

All’improvviso sono cambiate le abitudini e il momento della passeggiata con il cane non è più incastrato nei ritmi incalzanti quotidiani o delegato al dog sitter o al dog walker o ad asili dedicati, ma si fa scusa piacevole per uscire di casa, giustificati.

Così mi ritrovo una domenica pomeriggio intorno alle 18, veterinaria senza più il mio cane, con un sacchetto dell’immondizia come scusa per fare un giretto e mi soffermo in Piazza S. Stefano a Bologna ad ammirare il volo delle rondini, che a quell’ora sfrecciano più basse e si fanno sentire con un garrito gioioso.

All’improvviso questa piazza, sempre frequentata da studenti, bambini e turisti seduti ai tavolini dei bar, è diventata luogo d’incontro per i cani e i loro proprietari, che dismessi il loro look impeccabile da lavoro, quasi calmi e sorridenti si salutano, meno diffidenti e spontaneamente si raccontano storie e aneddoti del loro cane…così ancora socializzano un po' grazie al proprio cane.

Sì perché all’improvviso i giardini pubblici sono stati chiusi e il quartiere si fa microcosmo sociale, l’area cane dedicata è troppo lontano e si fanno così nuovi incontri e nuove conoscenze anche tra cani, che magari si erano già incrociati per strada, ma frettolosamente tirati dai loro proprietari impegnati al telefono, non avevano nemmeno fatto in tempo ad annusarsi come si deve e a presentarsi.

All’improvviso anche i cani sembrano più rilassati, tirano di meno, meno paurosi alcuni e meno aggressivi altri…abbaiano di meno…e dire che intorno a loro non tira una buona aria, anzi, a dire il vero l’aria in effetti è migliorata per quanto riguarda l’inquinamento e il rumore, ma si è appesantita da un altro punto di vista.

All’improvviso il famoso stress si è spostato dal tempo allo spazio…per lo più si ha tanto tempo in poco spazio…dove paradossalmente la parola d’ordine è A DISTANZA!

Così osservare un gruppetto di cani che si rincorre, si annusa, scodinzola e si salta addosso per giocare, diventa un attimo di leggerezza per i proprietari e per chi si sofferma ad osservarli…ma noi abbiamo il compito di evolvere portando a coscienza il senso di quello che ci sta capitando e che in un certo senso è già capitato ai nostri animali…sì perché su di loro abbiamo già provveduto con il contenimento e il controllo (vaccinazioni, sverminazioni, microchip, guinzagli, museruole, catene, spazi angusti, ritmi di produzione esagerati, manipolazione genetica, alimentazione non adatta) e li abbiamo indeboliti e ci stiamo indebolendo, perché ad un movimento corrisponde un contromovimento.

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” o più precisamente "Ciò che volete gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro” diventa auteducativo nella misura in cui ci prendiamo le nostre responsabilità anche verso gli altri regni di natura, per non allontanarci troppo da una grande fonte di saggezza e vita…la natura appunto, per non allontanarci gli uni dagli altri, per non desensibilizzarci, per coltivare l’empatia, per riconoscere l’essenziale dal non essenziale come ci dice Rudolf Steiner, per conquistare quell’equilibrio dinamico che contempla le polarità…così lontane e al contempo così vicine, in un anelito comune di ricerca, che fa fatica a confrontarsi e a dialogare attraverso tanti possibili punti di vista.

E all’improvviso si può portare luce sul senso della malattia che diventa centro di equilibrio tra salute e guarigione, un’opportunità di trasformazione e di evoluzione. Anche i nostri animali quando si ammalano ci portano nuove esperienze e ci aiutano nella comprensione di queste prove e delle scelte fatte.
E all’improvviso possiamo vedere la morte come polarità della nascita, due soglie che fanno parte della vita in senso più ampio e il “muori e divieni” di Goethe diventa forza di resurrezione.

E a proposito di resurrezione lo scrittore Alessandro D’Avenia, nell’interessante articolo di lunedì 20 aprile sul Corriere della Sera scrive: “…perché la resurrezione è una rivoluzione da ricevere non da fare” e conclude “Risorgere è la ricetta per dare infinito gusto alla vita, perché permette di riconoscere la vita nascosta in ogni cosa: a casa, a lavoro, nel dolore, nella fatica, nelle relazioni, nella luce sulle foglie…in tutto, perché solo ciò che viene fatto con e per amore diventa vivo. Così la “vita di sempre” diventa la “vita per sempre”. Solo così “ce la faremo”.

Buona passeggiata con il vostro cane e buon cammino insieme


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