Dinamiche di relazione tra l'individuo e il suo animale

Donne, cavalli e altri animali

Articolo a cura di Margherita Carretti, Naturalista ed Etologa, con il contributo di Daniela Grenzi, Psicologa- Psicoterapeuta e Paola Vigarani Counselor Clinica Professionale e Mediatrice Familiare

Cavalli: prede, animali dall’alto temperamento, emotivi ed imprevedibili. Ecco la rappresentazione classica con cui, la maggior parte delle persone che si autodefinisce “Uomini di cavalli”, vi descriverà l’insieme delle caratteristiche peculiari di questi animali. Esistono anche un’infinità di luoghi comuni sulla gestione del cavallo, gestione non relazione, perché di questo stiamo parlando. Stiamo parlando di un mondo che dipinge i cavalli come esseri incapaci di muoversi con coscienza da soli, controllati solo dagli istinti, animali per nulla riflessivi, emotivi e irrequieti di natura. Per tutti questi motivi è importate domarli, ammansirli, controllarli per poterli gestire con più facilità. Un animale annullato nel suo essere, cresciuto in un ambiente deprivato di esperienze e vita libera, senza contatto con i suoi simili se non tramite le finestrelle di box 4 x 4 m, è inevitabilmente più controllabile. Richiederebbe molto più tempo e sarebbe decisamente più complesso arrivare a fare qualsiasi sport equestre grazie ad un rapporto basato sulla sua piena collaborazione, costruita sulla fiducia reciproca e su una sana relazione. Per questo motivo il mondo dell’equitazione fonda le sue radici su un rapporto con l’animale basato sulla coercizione e la sottomissione forzata, oggettivamente l’approccio più rapido per ottenere risultati sportivi, ma a quale prezzo? Non a caso questi animali vengono cambiati come fossero moto rotte appena iniziano a ribellarsi al volere del cavaliere o dell’amazzone.

Esistono ad oggi approcci alternativi che si definiscono più naturali ed etici nei confronti degli animali, ma purtroppo spesso nascondono il bastone sotto forma di finta carota, basandosi su una forma psicologica di modellamento comportamentale e di condizionamento per ottenere gli stessi risultati di sottomissione e annullamento della volontà del cavallo esattamente come la doma classica, ma con un approccio più subdolo e profondamente dannoso sulla psiche del cavallo.
La domanda all’origine di tutto questo non è quale metodo o approccio con il cavallo sia più etico e naturale, ma piuttosto l’animale ha mai voce in tutto ciò?

La dinamica relazionale che si instaura nella maggior parte delle volte con questi animali ci rimanda inevitabilmente alla realtà che vivono le donne vittime di violenza; una realtà sempre più conosciuta anche a livello di meccanismi psicologici. Nella maggior parte dei casi le violenze sono domestiche, avvengono cioè all’interno di relazioni significative, e rimangono taciute; lo stupro, inoltre, è più probabile e frequente da parte di conoscenti che di sconosciuti.
Analizziamo insieme il processo di manipolazione interpersonale, ormai noto, che subiscono le donne vittime di violenza. Inizialmente il rapporto è gratificante, positivo, la futura vittima è felice delle attenzioni che riceve, si sente amata, voluta, si fida. Pian piano il futuro abusante incomincia a dare regole molto rigide che hanno lo scopo di definire un universo di riferimento unico, nel quale l’aggressore chiede alla vittima di appartenere. E’ la fase in cui amici e parenti vengono progressivamente esclusi dalla propria vita, vengono definiti come intrusi scomodi in quell’universo privato, che pian piano si fa desolato e soffocante e diventa l’unico punto di riferimento accessibile. L’isolamento sociale apre la strada alla fase successiva, in cui la relazione si fa apertamente violenta.
I fenomeni dell’impotenza appresa, del pensiero binario e l’espropriazione del proprio universo mentale spiegano la passività estrema di queste persone, che spesso suscitano in chi tenta di aiutarle reazioni di rabbia e frustrazione. Ricordiamoci sempre che si tratta persone che hanno subito un processo di trasformazione profondo e sono state isolate a lungo, private di punti di riferimento sociale e affettivo.

Tornando al parallelismo con la dinamica relazionale che spesso viene instaurata con i cavalli troviamo diversi punti in comune: isolamento sociale, manipolazione psicologica, deprivazione, impotenza appresa e annullamento del proprio universo mentale. E’ interessante notare come anche nell’addestramento classico del cane il modellamento comportamentale segue leggi dettate dal controllo e l’imposizione del volere di uno sull’altro. Non è un caso che tutto questo rispecchi le dinamiche alla base della discriminazione di genere fondanti nella cultura patriarcale.
Prove antropologiche suggeriscono che la maggior parte delle società preistoriche nomadi fossero relativamente egalitarie, e che strutture sociali patriarcali non si siano sviluppate fino a molti anni dopo la fine del Paleolitico, in seguito a avanzamenti sociali e tecnologici come l'agricoltura e l'addomesticazione di animali. Durante il processo di domesticazione di piante e animali l’uomo ha sperimentato e interiorizzato un modello di dominio e controllo sull’Altro applicato pian piano anche al genere femminile, naturalmente votato al prendersi cura della prole e della casa. Il divario tra uomini e donne, che vede esplicitarsi maggiormente intorno al 3.100 a.C. dalla cultura ellenica, afferma il dominio degli uomini sulle donne come naturale e virtuoso, dichiarando la loro inferiorità, alimentando quel processo di diversificazione tra generi e specie iniziato centinaia di anni prima. Per questo motivo il modello relazionale di sottomissione e controllo nella doma e nell’addestramento è così radicato culturalmente ed accettato.

 

Un altro aspetto interessante da analizzare è nella simbologia legata al Cavallo, una simbologia ricca che troviamo in tantissime culture differenti nei vari periodi storici. Le parole fondanti di tale simbologia sono: libertà e potere. Nell’astrologia cinese questo animale è associato al fascino, alla persuasione e all’emotività. Per la maggior parte delle persone simbolicamente il montargli in groppa permette di elevarsi al di sopra del mondo confermando un senso di potere. E’ stato associato anche come simbolo del desiderio sessuale, domare uno stallone significava domare la sessualità e le emozioni pericolose. Tutto questo ci rimanda a caratteristiche associate prettamente al femminile e a come il sistema patriarcale basato sul potere ha sempre cercato di sottomettere. Il bisogno di controllo, di elevarsi sull’Altro per sentirsi potente, la “doma” di una sessualità libera e pericolosa rispecchia la sottomissione animale come quella femminile.

Non è un caso che, come abbiamo già visto, nell’ambito equestre e in molti ambiti dell’addestramento animale viene riproposto questo modello di dominanza e sottomissione. Oltre a un fattore storico culturale entra in gioco anche un fattore archetipico. Il simbolo o archetipo secondo la psicologia analitica Junghiana fa da ponte relazionale tra il nostro inconscio e la mente razionale, esso è un contenuto dell’inconscio collettivo, che determina la tendenza a reagire e a percepire la realtà secondo forme tipiche costanti nei vari gruppi culturali e periodi storici. Questo porta al perpetuarsi e al riproporre collettivamente una dinamica relazionale di dominanza essendo modello profondamente interiorizzato. L’unica strada per uscirne è proporre e sperimentare dinamiche relazionali alternative basate sull’ascolto e non sull’imposizione, sulla collaborazione e non sulla competizione, sulla parità e non sulla gerarchia.

Il cavallo come tutte le altre specie domestiche condivide con l’uomo migliaia di anni di coevoluzione che hanno gettato le basi per poter creare una relazione sana basata sul dialogo reciproco. Gli ultimi studi etologici su questi animali hanno evidenziato la sua capacità di discriminazione dello stato emozionale dell’uomo e come esso utilizza queste informazioni per interagire consapevolmente con la nostra specie. Altri studi sullo sguardo referenziale dimostrano come il cavallo vede nella nostra specie un possibile alleato per risolvere problemi, qualcuno di cui fidarsi a cui chiedere aiuto. La profonda sensibilità di questo animale ci richiede un enorme impegno per poterlo comprendere e rispettare, scegliendo con lui non per lui. Partendo dallo studio delle sue esigenze etologiche specie-specifiche, approfondendo i desideri e i piaceri del soggetto con cui entriamo in contatto, imparando l’ascolto profondo, entrando in contatto con la potenza dell’emozionalità in noi e in lui senza averne paura, ma con la curiosità e l’entusiasmo che avrebbe un bambino di fronte alla forza della natura.

Oggi, come non mai, la tematica animale, così come quella dell’emancipazione femminile, hanno un ruolo centrale nel dibattito culturale in atto, che sta cercando di dare impulso a un salto etico, sempre più necessario. Alle donne, come ai cavalli e agli altri animali, non è mai stato concesso di essere totalmente liberi nell’esprimere la loro vera essenza, condividendo alla pari il diritto di far sentire la propria voce e il proprio sentire. Forse, finalmente, è arrivato il momento giusto, ce lo auguriamo!


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