Medicina non Convenzionale - MnC

Jane, una gatta fortunata

Articolo a cura di Maria Cuteri, Medico Veterinario

Pare che i racconti attraggano l'attenzione del lettore che si sente così accompagnato nell'argomento, tenuto per mano proprio come da bambini le favole ci tenevano incollati a chi ci portava in un mondo di fantasia. Vi racconterò una storia realmente accaduta. Dal punto di vista puramente medico potrebbe veramente apparire quasi una fiaba, dove le speranze di migliorare le condizioni fisiche di questa creatura apparivano quasi un'utopia. Sono molti i gatti di colore bianco che ad un certo punto della loro vita cominciano a manifestare, a seguito di numerose ustioni causate dal sole, la presenza di ulcere sul naso o anche sulla punta delle orecchie. Nonostante la storia di questa gatta sia partita come tante altre, a lei è sicuramente accaduto un fatto speciale che ora vi narrerò.


Jane, così si chiama il personaggio del mio racconto, ha 7 anni e fino a febbraio non aveva mai manifestato problemi di salute. Tutto parte da una piccolissima ferita apparsa sulla narice sinistra. Inizialmente si era pensato a qualche lesione che lei si era inferta da sola, ma nell'arco del mese successivo l'ulcera cominciò ad espandersi in modo assai preoccupante. Jane, inizialmente non mostrava segni di fastidio o di dolore ma, chiaramente, la sua umana cominciava a preoccuparsi della veloce evoluzione dell'ulcera nasale. Il veterinario che aveva visitato Jane aveva subito proposto degli esami istologici per poter arrivare ad una diagnosi.
L' esito dell'istologico confermava la malignità della lesione, pareva un tumore riferibile ad un linfoma a grandi cellule. La terapia proposta alla signora prevedeva una chemioterapia ed eventualmente una radioterapia. La proprietaria si era rifiutata categoricamente di sottoporre la micia alle cure proposte, tuttavia non voleva certo rassegnarsi all'inevitabile. Il resto della famiglia, invece, si era lasciato convincere che non vi era nient'altro da fare, solo Raffaella (nome d’invenzione) continuava a credere che doveva esserci da qualche parte una terapia che poteva salvare la sua amatissima Jane. Proprio in quel periodo Raffaella era venuta a conoscenza di Armonie Animali, quindi si era messa a cercare tra i suoi professionisti qualcuno che potesse visitare Jane e quindi proporle una terapia alternativa. Sono stata scelta io, probabilmente perché eravamo le più vicine geograficamente. Tra me e Raffaella era nata subito una bella intesa, la mia proposta terapeutica prevedeva almeno un ciclo di terapia di biorisonanza settimanale per almeno due mesi e durante il primo incontro avrei testato con il mio apparecchio dei rimedi omeopatici e/o fitoterapici che potessero in sinergia lavorare su Jane in modo da poter potenziare l'effetto di entrambi.


Durante il primo mese e mezzo di cure il naso di Jane non era subito migliorato però la crescita del tumore si era arrestata. La placca di crosta che aveva sulla narice continuava a modificarsi sia nel colore che nella forma ma restava pur sempre della stessa dimensione, solo ad un certo punto la situazione sembrò prendere un'altra strada. I margini del tumore cominciarono infatti a perdere il rossore che li aveva contraddistinti fino a quel momento. La crosta che da due mesi invadeva la narice di Jane cominciò a cambiare fisionomia e a ridursi lasciando spazio ad un tessuto vivo sottostante. Avevo proposto a Raffaella di ricoprire la ferita con degli impacchi di argilla verde ventilata e da quel momento in poi la situazione sembrò prendere una svolta. I margini del tessuto ancora sano cominciarono a chiudersi lasciando una sorta di buco in sostituzione del tessuto necrotico precedente. Ormai erano passati quasi due mesi dall'inizio delle nostre terapie e mentre in un primo momento non era chiara l'evoluzione del tumore, ad un certo punto era diventato palese che il naso di Jane aveva voglia di guarire. Da qui in avanti fu sempre più evidente che la narice della nostra cara amica aveva deciso di rimarginarsi completamente. Finalmente si poteva anche levare il collare elisabettiano che Jane era stata costretta ad indossare per tutti i mesi della malattia.


E' chiaro che non tutte le ciambelle vengono col buco, non tutti gli animali che seguo mi regalano tali soddisfazioni. I motivi che portano ad una guarigione non sono solo le cure che stiamo prescrivendo e/o effettuando, ma oserei affermare che il valore aggiunto è dato dal lavoro interiore che il proprietario, spinto dalla malattia del suo Anima-le, è disposto ad effettuare su di sé. Voglio sottolineare questo concetto perché non vorrei che passasse in secondo piano in quanto oserei dire che ci può essere guarigione fisica solo se innanzitutto c'è quella animica. In questo caso il nostro racconto si conclude con un “vissero tutti felici e contenti”.


L'articolo è stato scritto da: Maria Cuteri
Professione: Medico Veterinario
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