Il Falco che si innamorò della Nuvola

Articolo a cura di Riccardo Lucchesi, medico veterinario

Il giovane Falchetto stallò con fatica mentre le sue piume cercavano di riportare in equilibrio il suo volo, tracciò nell'aria due traiettorie sconclusionate e finì radendo il terreno schiaffeggiato da un campo di spighe selvatiche. Era stato bravo stavolta, aveva raggiunto una bella altezza prima di perdere il controllo dell'aria nel momento in cui doveva trasformare l'ascesa in una ricognizione piatta; poi sarebbe dovuta avvenire la danza delle correnti, che gli avrebbe permesso, col minimo sforzo necessario, di rimanere sospeso nel cielo mentre i suoi occhi acutissimi avrebbero iniziato a scandagliare ogni palmo del terreno là sotto, alla ricerca di ogni piccolo movimento che potesse presagire un eventuale allettante pasto. Invece era finito aggrovigliato tra le erbe alte, e si stava liberando con becco e artigli quando mamma Falco piovve dal cielo e, con leggiadra destrezza, planò al suo fianco per incoraggiarlo e rassicurarlo: “Sperimentare, commettere errori a volte è l'unica maniera per imparare! I cicli della vita si ripetono, mai uguali, e ogni giro è una spirale. Quanta bellezza in tutto questo!”
E poi aggiunse: “Per oggi basta così”, e per ricompensa, o consolazione, o tutt'e due, gli pose al fianco un tocco di carne fresca, prodotto di una caccia da poco consumata.

Falchetto è sul ramo più alto del vecchio ontano, si sta lisciando il piumaggio oramai di un giovane adulto, toglie via col becco piccoli parassiti fastidiosi dalle piume del petto, volge la testa di centoottanta gradi e si contorce fino a raggiungere e pettinare col becco, una ad una, le penne della coda, si raddrizza, con piccolissimi scatti laterali della testa permette ai suoi occhi di avere una panoramica sul campo, torna a volgere all'indietro la testa, solleva un'ala e rassetta col becco in maniera minuziosa le penne remiganti, fa lo stesso con l'altra ala. Adesso sgancia l'ancoraggio degli artigli dal ramo, si butta in avanti e, con un battito di ali poderoso e leggero allo stesso tempo, affronta il vuoto. Dopo un volo piatto di qualche metro ad ali spiegate, inizia a scalare l'aria battendole con veemenza giovanile, ma ancora carente di maestria; l'ascesa è comunque efficace e in poche decine di secondi ha già la visione dall'alto e vibra in equilibrio nell'azzurro dell'atmosfera. I cerchi aerei, gli spostamenti laterali, le piccole riprese di quota, tutto si sta raffinando, e gli occhi scrutano implacabili l'avvistamento di qualche forma di vita che scorra tra il suo volo e la terra.

Alla distanza giusta della sua picchiata a oltre 150 chilometri orari raddrizza la schiena, frena con le ali spiegate che fanno vela con l'aria e allunga davanti a sé le zampe con gli artigli sgranati per creare un impatto con qualcosa che stava volteggiando ignara; l'urto è inevitabile, impetuoso, quello che prima era un essere in volo si trasforma in un ammasso di piume spampinate che inizia la sua discesa verso il basso; allora Falchetto sterza e cambia traiettoria, riprende prontamente velocità e, dirigendosi verso quel fagottino in caduta libera, arriva dall'alto ad arpionarlo con le sue forti zampe; l'ha preso, e adesso lo sta trasportando come un sacchetto di delizie sull'alto ramo di un albero vicino. Una volta appollaiatosi lassù “Grazie per il dono della tua vita” dice a quell'essere ormai privo di coscienza, “perché permetti così alla mia di continuare”.
Il becco adunco cala in colpi secchi e metodici; piume, come acheni maturi, cadono dal ramo dell'albero in sembianze antigravitazionali.

Falco è ormai un volatore esperto, sa come procurarsi quello che vuole. L'era della caccia a terra, più difficile ma più remunerativa, non ha più segreti per lui; è solo questione di tempo, come un equilibrista si muove su molecole di aria, vola sui suoi binari invisibili e si adagia sulle soffici correnti ascenzionali come un canotto in mezzo ad un mare gassoso; prima o poi la sua vista acutissima intercetterà laggiù, sulla pianura, qualcosa che lo chiamerà ad un'ulteriore, inesorabile picchiata, consapevole che l'impatto sul terreno potrà essere fatale, ma fiducioso nella millimetrica balistica delle sue evoluzioni aeree.
E' proprio questa sicurezza nelle sue capacità che un giorno lo spinge a salire più in alto, più in alto, più su, a vedere tutto il gran disegno dispiegato per lui e per l'esistenza.
Non bada a volgere lo sguardo in basso ogni tanto, le ali battono per un'unica direzione, a trovare quelle correnti che lo spingono infinitamente verso il cielo, un autostoppista per il paradiso.

E' così che all'improvviso...vede tutto bianco! L'azzurro attorno è sparito, guardando in basso non distingue più i capelli della terra che scorrono come onde al vento; nonostante questo schermo bianco percepisce però, dal fremito del suo piumaggio, di star ancora salendo, mentre le narici si riempiono di gocciole di umidità di una fragranza mai percepita prima.

La paura della fine di tutto, della perdita totale della sua entità, che per un momento stavano crescendo nelle sue fibre neuronali, è presto smorzata dall'esaltazione dei sensi, da quei recettori sensitivi che gli fanno toccare e annusare ancora la vita, nonostante la vista e il pensamento gli suggeriscano che sia arrivato al termine di essa. Con questa delizia dei sensi socchiude per un lungo momento le sue acutissime pupille e si lascia cullare in un ignoto terribilmente nuovo e sorprendentemente familiare allo stesso tempo.

“Hi hi hi mi fai il solletico!”. Quando queste parole raggiungono il suo udito, Falco spalanca gli occhi alla ricerca della loro fonte, ma le sue nere pupille incontrano ancora e solamente un muro bianco uniforme.
“Smettila ti prego, ritira i tuoi artigli perché mi stanno solleticando i fianchi!” A questa seconda mandata di sillabe Falco ha un sobbalzo di stupefazione verso il basso, ma poi si riprende e sterza in direzione ascesa.
“C'è qualcuno?” domanda in preda ad una curiosa apprensione.
“Beh a dire il vero ci sei proprio in mezzo!”
“In che senso?” chiede confuso.
“Nel senso che io sono Nuvola e tu mi stai attraversando un po' distrattamente”.
Con queste ultime parole Falco nota il tono delizioso con cui vengono emesse e scopre la magia misteriosa dell'incanto.
“Piacere di fare la tua conoscenza, Nuvola, e scusami se sono stato così terribilmente distratto”.
“Il piacere è tutto mio di poterti accogliere nel mio grembo”. Poi il bianco non è più così bianco, strisce azzurrognole compaiono, si allargano in bande trasversali; infine Falco è di nuovo nel blu, ma adesso poco sotto ha i meravigliosi profili di Nuvola imperlati dal sole soprastante.

Nuvola è piena di emozioni, e Falco lo scopre sempre più nei giorni che seguono. Ogni volta che la raggiunge è un tuffo nel cuore del suo essere, e la visione dei cambiamenti avvenuti nella sua forma lo ammalia in una maniera ipnotica. Nuvola può essere serena e splendente baciata dal sole, si può incupire tingendosi di grigio o diventare una macchia scura minacciosa, può sfilacciarsi o riunire i ciuffi a ritmo del vento, può diventare rarefatta come mai o condensarsi e precipitare in una pioggia fredda o rinfrescante; Nuvola può anche disperdersi, ma il giorno dopo rinasce e si ritrova a galleggiare nel cielo, con contorni netti e definiti oppure appena sfumati, ma in ogni caso sempre cangianti. Falco non si annoia mai con Nuvola, e ci danza di tante danze quante ne consente il capriccio dei venti.
Falco è innamorato di Nuvola, la adora e corteggia ogni volta che il suo volo gli permette di raggiungerla, e lui è giovane e forte, e può raggiungerla ogni volta che vuole. In tutto questo idillio però sorge un piccolo problema: Falco si disinteressa ogni giorno di più alla caccia, se ne scorda, non si prende cura di quel nutrimento, perché Nuvola a questo punto è tutto per lui.

Trascorrono settimane come due barchette alla deriva nell'abisso dei cieli, giocano a rincorrersi e a confondersi l'uno con l'altra. Falco si diletta nel surfare i contorni di Nuvola e poi si prodiga in immersioni e riaffioramenti da quell'ammasso di umido cotone. E' tutto una gioia e una delizia, fino a quando compaiono i primi segni della stanchezza: profondamente dimagrito, la sua costituzione tutta muscoli e nervi lo sostiene ancora in quelle acrobazie d'alta quota, lo sostiene ma, quella giovane corporatura di Falco, inizia a sentire un certo affaticamento nel trovare e sostenere l'abbrivio per arrivare ad incontrare Nuvola.

C'è anche un momento in cui Nuvola, per il piacere di incontrarlo, perché anche lei prova grande piacere, si abbassa notevolmente di altitudine, ma poi arriva ad un limite invalicabile oltre il quale terminerebbe definitivamente la sua entità fisica e materiale. Le cose precipitano ad un punto in cui Falco è in preda alla disperazione perché, nonostante l'impiego di tutte le risorse residue, non riesce a raggiungere la sua amata, si vedono in lontananza ma ognuno dei due è impossibilitato a fare quei passi ulteriori per arrivare al sublime punto del loro incontro, il “come sopra” e il “così sotto” rimangono implacabilmente separati. Affranto e con le ali penzoloni, Falco si arrende fiaccato sulle cime di un giovane olmo solitario, e pensa che non potrà avere più un'occasione per ricongiungersi agli abbracci polimorfi di Nuvola. Arriva perfino ad imprecare il cielo per essere così vasto e crudele!

Falco si trova ora con le penne per la terra, sta zampettando non sa verso quale meta, con le ali ripiegate e la coda rivolta in basso, vestigia di giorni gloriosi passati. Ma la Natura, il più grande insegnante, irrompe come un fuori programma sulla scena nelle forme di un anziano Topo di campagna; pare un sacrificio in sua offerta, e Falco riceve il messaggio, agguanta le sue capacità venatorie residue e rende sacro, appunto, quel momento di trapasso della Vita da una forma ad un'altra.
Attraverso la morte sono rinate in lui nuove forze, e adesso vede chiaramente cosa sia il bene per lui, la lezione è arrivata!
Giorno dopo giorno Falco riprende vigore, il suo volo riacquista la potenza e leggiadria di tempi passati, la saggezza del suo corpo gli rammenta quando è il momento di procurarsi nutrimento materiale, cosicché il desiderio della sua anima possa essere soddisfatto nell'incontrare la bellezza che aveva conosciuto e raggiunto; Nuvola è ben contenta di poterlo riabbracciare, e inventa per lui nuove evoluzioni e forme atmosferiche. La spirale della vita ha raggiunto un nuovo livello, aperta a nuove opportunità; ben ancorato alla maestosità dell'esistenza, Falco volteggia sui misteri del presente.
Adesso un filo continuo lo collega alle altre forme di vita, all'immensamente grande sopra di lui e alla bellezza che gli rotea attorno.
Dall'alto gode dell'amore e passione per Nuvola, riesce a vedere la potenza rinvigorente del grande disegno, benedice il cielo per la sua vastità e ringrazia la terra per il sostentamento quotidiano che gli elargisce, e si prende cura delle piccole cose che contano.


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